Felt prova a rialzare la testa con la Nexar, prima vera arma aero della nuova gestione. Carbonio puro, zero compromessi sull’indole racing e un obiettivo chiaro: rientrare nel gruppo di testa delle bici da gara moderne. Sulla carta i numeri sono invitanti. In taglia 54 la Nexar FRD ferma l’ago della bilancia a 6,48 kg; in configurazione reale, con pedali, portaborracce, computer, gomme da 30 mm e ruote da 60 mm, si parla di 7,12 kg. Per un’aero è un dato che fa gola, soprattutto quando lo abbini a valori in galleria del vento che la collocano nel terzo superiore tra le concorrenti testate.
Il progetto segue i dettami attuali: stack generoso e reach contenuto. Tradotto: frontale alto per mantenere una posizione aero più sostenibile nel tempo. Il tubo sella è verticale, la ruota posteriore è avvolta dal reggisella in stile Cervélo S5, le forme dei tubi sono profonde e strette. Il movimento centrale ha un drop di 70 mm, in linea con molte rivali. L’idea è chiara: una sola bici per tutto, leggera abbastanza da scalare e abbastanza affilata per spingere in pianura.
Nel test in galleria del vento la Nexar, bici “nuda”, è competitiva. Con il ciclista in sella perde qualcosa, restando comunque nel margine dei dati rilevati. Interessante la sinergia con le ruote Vision Metron 60 RS: con queste il pacchetto funziona meglio rispetto a un set di controllo più basso di profilo. Va detto che i modelli in vendita montano ruote da 45 mm, non da 60 mm come l’esemplare provato: un dettaglio che incide quando si parla di pura aerodinamica.
Poi c’è la strada. E qui la musica cambia. La Nexar è reattiva in modo marcato. Troppo, in certi contesti. Nei tratti tecnici e nelle discese strette richiede mano ferma e nervi saldi. Il carro non è eccessivamente corto, l’angolo sterzo è in linea con concorrenti come la Ridley Noah Fast 3.0, ma il reach ridotto accorcia l’interasse di 19 mm rispetto alla belga. Risultato: avantreno rapido, meno stabilità alle alte velocità. Con vento laterale anche moderato la bici si scompone facilmente, complice il peso contenuto e i profili profondi dei tubi.
In rilancio la Nexar scatta immediata. La rigidità si sente quando ti alzi sui pedali e fai esplodere il rapporto. Ma nella volata in salita emerge un limite: l’avantreno tende ad alleggerirsi, riducendo la trazione del posteriore. È un equilibrio delicato tra geometrie compatte e distribuzione dei pesi.
In salita, però, sorprende in positivo. Il peso ridotto la rende brillante, e la posizione alta davanti permette di restare sui comandi senza stressare troppo schiena e cervicale. Meno convincente la questione coperture: ufficialmente accetta 32 mm, ma nella pratica i 30 mm sono il limite realistico, soprattutto al posteriore su montaggio 2x Shimano, unico previsto a catalogo.
Il prezzo è aggressivo per il livello di allestimento, con gruppo Shimano fino al Dura-Ace e ruote Vision di qualità. Sulla bilancia qualità/prezzo i numeri tornano. Ma il valore di una bici non è solo nei watt risparmiati o nei grammi tagliati. È nel modo in cui scende, nella fiducia che ti dà quando la strada si stringe e il gruppo rilancia.
La Nexar è una piattaforma interessante, veloce e leggera. In percorsi scorrevoli, criterium o triathlon corto può trovare il suo habitat naturale. Ma su strade nervose e vento irregolare richiede esperienza e adattamento. Non basta essere veloci in galleria: bisogna convincere anche sull’asfalto di tutti i giorni.
Francesco
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