Il primo aprile il gruppo femminile torna a fare sul serio sulle strade fiamminghe con la Dwars door Vlaanderen, che nel 2026 entra per la prima volta nel Women’s WorldTour. Un salto di categoria che pesa, ma il carattere della corsa resta lo stesso: 128,9 chilometri nervosi, tecnici, senza un metro regalato, con partenza e arrivo a Waregem.
Si parte dall’area dell’HippoLoggia e da lì è un continuo cambio di ritmo. Sei settori in pavé e otto muri corti e taglienti costruiscono una giornata da classica del Nord pura, dove l’assetto in sella e la posizione nel gruppo compatto contano quanto le gambe. Chi sbaglia un ingresso sul pavé o resta chiuso prima di un muro rischia di spendere il doppio per rientrare.
Tra le salite spicca l’unica novità del tracciato: l’Hellestraat. Un muro che si inserisce in una sequenza già esplosiva e che obbligherà le squadre a tenere alta l’andatura per non lasciare spazio a scatti improvvisi. In fila indiana, rapporto agile, si sale al limite della soglia; chi va fuorigiri qui paga più avanti.
Il percorso ripropone punti chiave ormai classici: Volkegemberg, Berg Ten Houte, Knokteberg-Trieu, Hotond ed Eikenberg. Muri brevi, spesso affrontati dopo tratti di pavé, dove la potenza deve scaricarsi a terra senza dispersioni. Qui la rigidità del telaio e la capacità di mantenere una linea pulita diventano decisive: ogni rilancio in uscita di curva è uno scatto che può fare selezione.
Particolarmente interessante il doppio passaggio su Nokereberg. Ripeterlo significa aumentare la fatica accumulata e favorire le atlete capaci di cambiare ritmo quando le avversarie iniziano a perdere brillantezza. La seconda scalata può trasformarsi nel trampolino per un’azione decisiva, soprattutto se il gruppo è già sfilacciato.
Sul fronte dei settori in pavé, l’elenco è chiaro: Holleweg, Mariaborrestraat, Doorn, Huisepontweg e per due volte l’Herlegemstraat. Anche qui la ripetizione conta. Affrontare due volte l’Herlegemstraat, identica al percorso maschile, significa mettere alla prova tecnica di guida, scelta delle traiettorie e capacità di restare coperti sia in scia prima dell’ingresso sia nelle fasi di rilancio successive. Sul pavé non si può solo spingere: bisogna saper galleggiare, lasciar correre la bici sotto il corpo e rilanciare appena l’asfalto ritorna liscio.
Il finale resta fissato sul Verbindingsweg a Waregem. Dopo quasi 130 chilometri corsi a scatti, con continui cambi di ritmo, è difficile immaginare un gruppo compatto numeroso a giocarsi la vittoria. Più probabile una testa della corsa ristretta, nata su uno dei muri finali o su un settore di pavé affrontato a tutta.
L’ingresso nel Women’s WorldTour alza l’asticella e attirerà formazioni pronte a controllare la gara dall’ammiraglia fin dai primi chilometri. Ma su un tracciato del genere il controllo è sempre relativo: basta una caduta evitata per centimetri o una foratura nel momento sbagliato per cambiare l’equilibrio tattico.
La Dwars door Vlaanderen Women 2026 promette quindi una corsa dura, nervosa, fedele alla tradizione fiamminga. Qui vince chi ha gambe, testa e coraggio di anticipare. E su queste strade, quando attacchi, non puoi più aspettare.
Francesco
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