Isaac Del Toro chiude la Tirreno-Adriatico 2026 da padrone, controllando l’ultima tappa verso San Benedetto del Tronto e blindando la seconda vittoria in classifica generale della sua giovane carriera WorldTour. Davanti, sul lungomare marchigiano, è ancora Jonathan Milan a dettare legge: terzo successo consecutivo nell’ultima frazione della Corsa dei Due Mari, al termine di una volata caotica e nervosa.
La giornata sembrava scritta per i velocisti, ma il copione è stato strappato più volte. Dopo una fuga iniziale con Azparren, González e De Bondt, il gruppo ha cambiato marcia sulle ondulazioni di Montefiore d’Aso e Ripatransone. Alpecin-Premier Tech ha imposto un ritmo feroce: Mathieu van der Poel ha tirato a tutta, allungando il gruppo come un elastico pronto a spezzarsi. Quando un corridore del suo calibro si mette davanti in salita e spinge rapporti lunghi a quella velocità, non è solo selezione: è logorio. Le gambe si riempiono di acido lattico, il cuore sale di giri e i velocisti puri iniziano a guardarsi tra loro.
Milan e Sam Welsford hanno perso contatto, così come Jasper Philipsen. Solo Tobias Lund Andresen è riuscito a restare nel primo drappello. Van der Poel non ha mollato fino a riprendere i fuggitivi, trasformando una tappa apparentemente scontata in una piccola classica anticipata. Poi, a 67 km dall’arrivo, il gruppo si è ricomposto.
Il momento chiave per la generale è arrivato allo sprint intermedio. Visma-Lease a Bike ha orchestrato un treno perfetto per Matteo Jorgenson. Ultimo uomo Wout van Aert, cambio di ritmo secco e tre secondi di abbuono in tasca. Quel dettaglio vale il secondo posto finale: Jorgenson scavalca Giulio Pellizzari e chiude a 40” da Del Toro, con l’italiano a due secondi dall’americano. Le grandi corse a tappe si decidono anche così, con uno sprint tirato al millimetro lontano dal traguardo.
Nel finale, quando la strada torna piatta e le ammiraglie iniziano a urlare tempi e posizioni, Uno-X prova il colpo da finisseur con Jonas Abrahamsen. Scatto secco ai -7 km, testa bassa e pieno gas. Per qualche chilometro il sogno regge, poi Filippo Ganna si mette a menare davanti e chiude lo spazio. Quando un motore come il suo entra in azione in pianura, la velocità sale oltre i 60 all’ora e la fuga evapora.
La tensione esplode ai -3 km con una caduta che coinvolge, tra gli altri, Philipsen e Paul Magnier. Del Toro resta attardato ma beneficia della regola dei tre chilometri: nessuna perdita di tempo, solo qualche abrasione. Conta questo: la maglia resta sulle sue spalle.
La volata è sporca, lunga, senza un copione lineare. Edward Theuns inventa un rilancio magistrale e riporta Milan davanti quando sembrava fuori dai giochi. Senza più compagni, l’azzurro lancia lo sprint da lontano. È una progressione potente, quasi da 400 metri su pista: sviluppi metrici lunghi, forza bruta e bici che ondeggia sotto la coppia impressa sui pedali. Welsford prova a risalire, Laurenz Rex spunta nel finale, ma Milan tiene la traiettoria e non si fa rimontare.
Terza vittoria consecutiva a San Benedetto, dopo una settimana passata spesso in sofferenza sulle salite e nel gruppetto. Del Toro, invece, festeggia circondato dai compagni: ha corso con maturità, ha risposto agli attacchi in montagna e ha gestito la pressione. La Tirreno 2026 ha un volto giovane e determinato. E il messaggio è chiaro: il futuro è già qui, e pedala forte.
Francesco
20
