Isaac Del Toro ha corso da leader vero, di quelli che non si fanno ingannare né dall’amicizia né dalla pendenza. A Camerino, sull’ultimo arrivo in salita della Tirreno-Adriatico 2026, ha messo la corsa in cassaforte con testa fredda e gambe calde, staccando Giulio Pellizzari e Matteo Jorgenson proprio quando la strada toccava il 20%.
La tappa da San Severino Marche a Camerino, 188 chilometri nervosi, si è decisa sull’ascesa finale: rampa secca, rettilinea, senza fronzoli. Lì non puoi nasconderti. O hai il rapporto giusto e la lucidità per non andare fuorigiri, oppure paghi. Del Toro è rimasto isolato nel finale, senza l’ombra protettiva dei compagni, ma non ha perso compostezza. L’anno scorso avrebbe forse risposto d’istinto agli scatti. Stavolta no.
Quando Pellizzari ha accelerato sulle rampe più dure, il messicano non si è scomposto. Ha lasciato fare. Ha misurato lo sforzo, come in una cronoscalata. Stesso copione quando Jorgenson ha provato il tutto per tutto per ribaltare la classifica e prendersi almeno il secondo posto. Del Toro è rimasto incollato alla sua soglia, senza farsi trascinare in un rilancio prematuro. Poi, quando la pendenza ha mollato di qualche punto percentuale, ha cambiato ritmo. Uno scatto secco, pulito. È uscito dall’ombra ed è andato a vincere tappa e secondi.
“Ho cercato di non andare nel panico, di non agire d’istinto”, ha spiegato dopo il traguardo. Parole che raccontano una maturità tecnica prima ancora che atletica. Su pendenze al 20% la differenza non la fa solo il motore, ma la gestione dello sforzo. Se superi il limite, salti. E lui quel limite lo ha accarezzato senza oltrepassarlo.
Il messaggio è stato chiaro: nessun regalo. Pellizzari correva in casa, è un amico, ma la maglia azzurra pesa più dei sentimenti. “È un amico, ma devi fare il tuo lavoro”, ha detto Del Toro. Tradotto: in testa della corsa non c’è spazio per le cortesie.
Con il successo di Camerino, Del Toro ha esteso il vantaggio in classifica generale: 42 secondi su Pellizzari, 43 su Jorgenson. Un margine solido prima della passerella finale verso San Benedetto del Tronto, terreno per velocisti dove i pretendenti alla generale possono solo controllare il gruppo compatto e marcarsi a vista.
La sua settimana è stata un crescendo. Ha dimostrato di essere il più forte nella corsa dei Due Mari, aggiungendo alla maglia blu di leader anche la bianca di miglior giovane e la ciclamino della classifica a punti. Un dominio costruito anche sul lavoro della UAE Team Emirates-XRG. A Camerino diversi compagni hanno sofferto, alcuni sono finiti a terra, ma hanno dato tutto per tenerlo nelle prime posizioni prima dell’ultima salita. E lui, appena sceso di sella, è andato ad abbracciarli. Segno di un leader che sa da dove arrivano le vittorie.
Del Toro ha corso pensando agli scenari, non alle emozioni. “Quando ero da solo, ho provato a immaginare le diverse situazioni e come affrontarle”. Questa è gestione tattica pura. Non solo watt, ma lettura della corsa.
Se manterrà la calma anche nell’ultima frazione, alzerà il Tridente di San Benedetto del Tronto. E farà un altro passo deciso nella sua crescita da uomo da corse a tappe. A 22 anni, non è solo una promessa. È già una certezza.
Francesco
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