Andrea Piccolo, classe 2001, uno dei talenti più promettenti usciti dal vivaio italiano negli ultimi anni, è stato arrestato a Napoli con l’accusa di possesso di banconote contraffatte. La notizia arriva come un colpo secco, di quelli che fanno rumore nel gruppo anche quando la carriera è già finita.
Secondo quanto riportato dal quotidiano online Fanpage.it, l’ex professionista è stato fermato dai Carabinieri dopo che la sua Porsche Macan, con targa di San Marino, ha attirato l’attenzione durante un controllo in città. La perquisizione dell’auto ha portato al ritrovamento di 2.000 euro in banconote false da 20 euro, oltre a un manganello telescopico. A quel punto è scattato l’arresto: possesso di valuta contraffatta e detenzione illegale di oggetti offensivi. Piccolo è stato condotto in una cella di sicurezza in attesa di giudizio. Con lui c’erano due uomini, entrambi denunciati.
Piccolo non corre più dal 2024. La sua uscita dal ciclismo professionistico era stata brusca e carica di ombre. EF Education-EasyPost lo aveva licenziato nel giugno di quell’anno dopo che il corridore era stato fermato alla frontiera italiana “con il sospetto di trasportare ormone della crescita umano”. Un episodio che aveva fatto scattare una collaborazione diretta tra l’International Testing Agency, NADO Italia e i NAS dei Carabinieri, come confermato successivamente dall’UCI.
Quello stop non era arrivato all’improvviso. Tre mesi prima del licenziamento, Piccolo era già finito sotto sospensione interna per aver assunto un farmaco per dormire non approvato dal team, pur essendo legale. Questioni contrattuali avevano impedito una risoluzione immediata, e così il corridore era tornato in gruppo, prendendo parte a quello che sarebbe stato il suo ultimo grande giro: il Giro d’Italia 2024. Un’uscita di scena silenziosa, senza rilanci, né scatti d’orgoglio.
Ed è questo che rende la vicenda ancora più amara. Perché Andrea Piccolo, di motore, ne aveva davvero. Nel 2018 era salito sul podio del Mondiale junior a cronometro, terzo dietro a Remco Evenepoel. Numeri solidi, testa aerodinamica, capacità di stare in assetto e spingere rapporti lunghi quando la strada saliva regolare. Nel 2023 aveva persino vestito la maglia di leader alla Vuelta a España, dopo la seconda tappa. Un picco breve, ma reale.
Non ha mai vinto da professionista, questo è vero. Ma nel ciclismo non tutti sono sprinter da foto sul traguardo. C’è chi fa tirate lunghe in testa alla corsa, chi lavora in ammiraglia come uomo squadra, chi cresce un giorno alla volta. Piccolo sembrava destinato a quel tipo di carriera. Poi qualcosa si è rotto.
Oggi non si parla più di sviluppi metrici, di cronometro o di futuro WorldTour. Si parla di tribunali, di banconote false, di scelte sbagliate lontano dall’asfalto. Il ciclismo, quando ti molla, non sempre ti lascia atterrare morbido. Ma certe curve, anche fuori corsa, si affrontano solo con la responsabilità personale. E lì non c’è scia che tenga.
Francesco.
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