Cittiglio non tradisce mai: strappi secchi, discese nervose e un finale che obbliga a correre d’anticipo. Il Trofeo Alfredo Binda 2026 si è deciso così, con una fuga di tre atlete che ha resistito al ritorno del gruppo e una volata lanciata dopo 146 chilometri di corsa vera. A firmare l’impresa è Karlijn Swinkels, 27 anni, che conquista la sua prima vittoria WorldTour battendo in uno sprint ristretto Anna van der Breggen e Mie Bjørndal Ottestad.
Il percorso, accorciato per la neve notturna – eliminata la salita di Masciago Primo – ha mantenuto intatto il suo DNA: cinque giri del circuito da 17,6 km con il Casale, breve ma arcigno, e l’Orino, 4 chilometri più regolari che scollinano a 7,5 km dall’arrivo. Terreno perfetto per fare selezione con il ritmo, più che con un singolo scatto.
La corsa si accende nel penultimo giro. Dopo vari tentativi, è nel tratto in discesa verso Cittiglio che si forma l’azione decisiva: Eleonora Gasparrini allunga, Anna van der Breggen chiude con Silvia Persico, Pfeiffer Georgi, Ottestad e Swinkels. Sei al comando, pochi secondi sul gruppo. A quel punto l’UAE Team ADQ fa la cosa più semplice e più efficace: mette due atlete davanti a tirare.
Persico e Gasparrini spingono rapporti lunghi verso il Casale finale, aumentando lo sviluppo metrico in pianura e presentando Van der Breggen nelle condizioni ideali per forzare in salita. L’olandese di SD Worx-Protime non aspetta: impone il suo passo sul Casale, screma il gruppetto e porta via quattro unità. In testa restano Van der Breggen, Swinkels, Ottestad e Georgi.
Sull’ultimo Orino la corsa esplode. Van der Breggen accelera sui tornanti, Georgi cede, Ottestad perde qualche metro. In cima il vantaggio sul gruppo è vicino al minuto. Sembra il momento perfetto per l’ennesima azione solitaria dell’ex campionessa del mondo, ma in discesa la situazione cambia: Van der Breggen smette di collaborare, Ottestad rientra a 4,5 km dal traguardo e prova subito a sorprendere le rivali con un attacco da dietro.
Qui si vede la lucidità di Swinkels. Chiude senza andare fuori giri, misura lo sforzo e lascia che Ottestad spenda energie nel tratto di raccordo verso l’ultimo chilometro. La norvegese insiste, rilancia ancora poco dopo la flamme rouge, cercando di evitare una volata pura. Swinkels risponde una seconda volta.
Sul rettilineo finale Ottestad lancia lunga, ma ai 150 metri Swinkels e Van der Breggen escono dalla sua scia. È uno sprint di forza, non di velociste pure: gambe pesanti, ma cadenza alta e traiettoria pulita. Swinkels cambia passo e vince netto. A 47 secondi, Blanka Vas regola il gruppo per il quarto posto.
Le parole della vincitrice spiegano la chiave tattica: non doveva andare in fuga, era coperta per un eventuale sprint più ampio. Ma quando l’occasione si è presentata, la squadra ha creduto nel piano. Persico e Gasparrini hanno lavorato al limite, Van der Breggen ha imposto il ritmo in salita, Ottestad ha animato il finale. Swinkels ha fatto la cosa più difficile: leggere la corsa e scegliere il momento giusto per colpire.
Al Binda non vince quasi mai la più veloce. Vince chi sa resistere agli strappi, gestire lo sforzo sull’Orino e avere ancora un rilancio secco negli ultimi 150 metri. Stavolta è stata Karlijn Swinkels. E il suo primo sigillo WorldTour pesa come una classica vera.
Francesco
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