Campagnolo rompe il silenzio e lo fa con una presa di posizione netta: nessun licenziamento. Dopo mesi di voci, titoli allarmistici e speculazioni su un ridimensionamento drastico, l’azienda di Vicenza ha chiarito che la forza lavoro è rimasta intatta. Non sono stati tagliati posti, né in Italia né negli stabilimenti in Romania. Le notizie su una presunta riduzione del 40% del personale nascono da interpretazioni errate di colloqui preliminari con i sindacati, poi amplificate dalla stampa locale.
Il quadro, però, resta quello di un marchio che ha attraversato anni complessi. Campagnolo oggi non è presente né nel WorldTour maschile né in quello femminile, un’assenza che pesa come un rapporto troppo lungo in salita, soprattutto per chi ha costruito la propria leggenda in testa della corsa, tra monumenti e grandi giri. La scelta di orientarsi verso il segmento “sport luxury” ha ristretto il bacino e acceso discussioni accese tra appassionati e addetti ai lavori.
L’azienda ammette le difficoltà, ma rivendica una svolta. È stato approvato un nuovo piano industriale, sostenuto anche dal sistema bancario, con un investimento diretto della famiglia Campagnolo, ancora proprietaria del marchio. Il passaggio chiave è stato un accordo con le parti sociali, ratificato da un referendum interno: il 77% dei dipendenti ha dato il via libera. Nessun esubero, ma una riorganizzazione profonda, che in alcuni casi comporterà una riduzione dell’orario settimanale.
Qui entra in gioco la parte tecnica e culturale. Campagnolo parla apertamente di snellire la struttura, ridurre i livelli decisionali e accelerare i processi. In officina, come in azienda, meno attriti significano più rendimento. Dare spazio ai giovani talenti interni, soprattutto in marketing, vendite e ricerca e sviluppo, è il cuore di questa fase. Vecchia scuola e nuove idee devono pedalare insieme, trovando un assetto comune.
Sul fronte prodotto, il segnale più concreto arriva dalla Super Record WR a 13 velocità. Un gruppo che ha diviso, ma che ha anche riportato Campagnolo al centro del dibattito tecnico. Il passaggio al 1×13, l’ergonomia dei comandi e l’architettura della trasmissione hanno mostrato che l’innovazione non è scomparsa. Ancora più significativo è l’annuncio del “trickle-down”: la piattaforma tecnologica della SR13 verrà declinata presto su gruppi di fascia più accessibile, già a partire dai prossimi mesi.
Questo punto è cruciale. Prezzi più competitivi e una gamma meno elitaria sono la chiave per tornare sugli allestimenti di serie delle grandi case. Più bici montate di primo equipaggiamento significa più ciclisti che ritrovano, magari per la prima volta, il pollice sullo storico comando e una cambiata secca sotto sforzo, sia in salita che nel rilancio fuori da una curva.
Il messaggio finale è chiaro: Campagnolo vuole tornare a essere un brand da prestazione, non solo da vetrina. Pro team, prodotto e identità sono i tre pilastri dichiarati. Le parole ora devono diventare fatti, chilometro dopo chilometro. La strada è lunga, ma finalmente il vento sembra girare a favore.
Francesco.
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