L’Étoile de Bessèges riparte nel 2026 con una parola che pesa come un macigno nel gruppo: sicurezza. Dopo il caos dell’edizione 2025, con auto sul percorso, cadute e il ritiro di diverse squadre WorldTour, gli organizzatori hanno messo mano al protocollo operativo. Non per facciata, ma per sopravvivere. E la corsa, storica prova a tappe del sud della Francia nata nel 1971, oggi si presenta al via con regole più rigide e una start list inevitabilmente ridimensionata.
L’anno scorso fu un campanello d’allarme. Prima l’auto che entra sul tracciato e costringe Maxim Van Gils a una caduta evitabilissima. Poi, il giorno seguente, un secondo veicolo che invade la corsa, neutralizzazione e fuga delle squadre: sette WorldTour mollano tutto al restart. Resta in strada solo l’ossatura francese. Scene tese, discussioni con i commissari UCI, credibilità sotto le ruote.
Nel 2026 il messaggio è chiaro: “Dovevamo cambiare”. A dirlo è Claudine Fangille, figlia di Roland, fondatore della corsa. La famiglia ha vacillato, ha pensato seriamente di fermarsi. Poi la decisione di andare avanti, ma con un assetto diverso. Le strade verranno chiuse 20 minuti prima del passaggio del gruppo, non più 10. Le moto della gendarmerie resteranno confinate esclusivamente alla “bolla” del gruppo. Dieci moto civili avranno il solo compito di segnalare pericoli e criticità lungo il percorso. Meno improvvisazione, più controllo.
La direzione sicurezza è stata affidata a uno che il gruppo lo conosce di pelle: Romain Leroux, ex Arkéa-Samsic. “Non potevamo continuare così”, il succo del suo intervento. È la voce di chi sa cosa significa prendere un rischio in discesa o rilanciare all’uscita di una rotonda senza sapere cosa c’è dopo. Qui non si parla di watt o rapporti, ma di tornare a casa sani.
Il prezzo da pagare, però, è evidente. Al via di Bellegarde scendono a 16 squadre, contro le 21 dell’anno precedente. Solo quattro WorldTour presenti, erano dieci nel 2025. Fuori i grandi nomi: niente Mads Pedersen, niente Kévin Vauquelin, vincitore uscente. Per Fangille non è un dramma, è “un ritorno alle radici”. Un modo per rimettere la corsa in carreggiata, anche a costo di rinunciare ai riflettori.
Non mancano le frizioni. Fangille ammette di aver pensato di non reinvitare chi aveva abbandonato la corsa l’anno prima. Poi la lucidità ha prevalso: squadre storicamente presenti come Lidl-Trek o Decathlon CMA CGM restano parte del DNA di Bessèges. Altre, arrivate solo nel 2025 e poi critiche, meno.
Dal ciclismo francese arrivano segnali di sostegno. Marc Madiot parla di “vera gente di ciclismo”. Laurent Pichon, oggi DS, centra il punto: senza queste corse, non c’è niente. Né squadre, né corridori.
La 56ª edizione prende il via il 4 febbraio con una tappa pianeggiante a Bellegarde. La generale si deciderà come da tradizione nella cronoscalata finale di 10 km da Alès a L’Hermitage. Strada in salita, ognuno solo contro lo sviluppo metrico e le proprie gambe. Almeno, stavolta, con la strada davvero chiusa.
Francesco.
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