Sam Bennett rimette il numero sulla schiena. Mercoledì, alla Nokere Koerse, l’irlandese farà il suo esordio stagionale e il primo in maglia Pinarello-Q36.5 dopo mesi lontano dal gruppo compatto. Non è stato un semplice inverno di preparazione: a novembre si è sottoposto a un’ablazione cardiaca per correggere una fibrillazione atriale diagnosticata a fine 2025. Da lì è iniziata una rincorsa paziente, quasi chirurgica, verso la normalità agonistica.
A 35 anni, un velocista vive di esplosività, di picchi massimali ripetuti, di quella capacità di passare da 45 all’ora a oltre 65 in pochi secondi. Bennett lo ha spiegato con lucidità: la base aerobica è tornata solida, il lavoro in zona due scorre fluido, ma sono gli sforzi ripetuti ad alta intensità e il tempo in VO2 max a richiedere prudenza. In termini pratici? Puoi tenere l’andatura in testa alla corsa, puoi restare coperto in scia senza affanni, ma quando la strada si impenna o il ritmo esplode prima dello sprint, lì il cuore deve reggere cambi violenti. E quelli non li forzi, li costruisci.
Il paragone che usa è semplice e potente: come riabituare un muscolo dopo un infortunio. Spingi fino a un limite, lo rendi zona di comfort, poi alzi l’asticella. È un lavoro di fino, quasi artigianale. Per un corridore abituato a dominare le volate di alto livello, accettare questa progressione graduale significa cambiare prospettiva. Non inseguire subito il risultato, ma ascoltare le sensazioni, capire dove intervenire.
La Nokere Koerse, 186 chilometri in Belgio con tratti di pavé e muri che selezionano il gruppo, non regala nulla. È una semiclassica che spesso premia velocisti resistenti, capaci di assorbire gli scatti sui settori più duri e presentarsi lucidi negli ultimi 200 metri. Sulla carta, terreno adatto a Bennett. Nella realtà, per lui sarà un banco di prova. Si definisce una wildcard: vuole correre d’istinto, testare le gambe, misurarsi con il ritmo gara che nessun allenamento replica davvero.
Dal punto di vista tattico, Pinarello-Q36.5 punterà su Matteo Moschetti come uomo di riferimento per la volata. Una scelta logica: Bennett rientra da uno stop lungo e non ha ancora il carico competitivo nelle gambe. Inserirlo nei meccanismi del treno richiede sincronismi che nascono solo in corsa, tra gomiti che si sfiorano e rilanci a ripetizione. Lui stesso ammette che, finché non corri e non lavori in ammiraglia con i compagni nel vivo dell’azione, resti ai margini del progetto.
C’è anche l’aspetto mentale. Provare le sensazioni della prima gara… a marzo inoltrato. Nervosismo, attesa, adrenalina. Per un professionista sono dettagli che incidono quanto un rapporto sbagliato negli ultimi 500 metri. Il rientro di Bennett non è solo una notizia clinica chiusa bene. È la verifica di un motore che torna a girare sotto pressione, nel caos di una volata belga.
Mercoledì non conterà soltanto il risultato. Conteranno la posizione in sella quando il ritmo si alzerà, la risposta agli scatti, la capacità di non andare fuorigiri quando la corsa esploderà. Da lì si riparte. Un passo alla volta, ma sempre con gli occhi puntati sulla linea bianca dell’arrivo.
Francesco
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