La 56ª Étoile de Bessèges-Tour du Gard si apre a Bellegarde con una tappa che sulla carta prometteva una volata, ma che nel finale si è trasformata in una resa dei conti a rapporto duro e gambe in fiamme. Sullo strappo conclusivo, quando il gruppo compatto inizia a sfilacciarsi e le posizioni diventano una questione di tempismo e traiettorie, emerge Tom Crabbe. Vent’anni, belga, Team Flanders-Baloise. Prima vittoria da professionista, conquistata con lucidità.
La corsa vive a lungo sull’ombra della fuga. Quattro uomini prendono margine fin dai primi chilometri: Léandre Huck, Jaakko Hänninen, Nils Aebersold e Victor Vercouillie. Davanti trovano accordo, dietro l’andatura resta controllata. Oltre 100 chilometri passano senza scossoni, con il vantaggio che si stabilizza attorno ai tre minuti. È una gestione da manuale: il gruppo lascia spazio, ma tiene la fuga a portata di mano, sapendo che il finale sarà selettivo.
Il punto di rottura arriva sulle difficoltà altimetriche della seconda parte di gara. Vercouillie forza sul GPM della Côte de la Méditerranée, 700 metri al 7,9%, e si prende punti e visibilità. È lì che capisci che le gambe girano ancora, nonostante la lunga esposizione al vento. Davanti restano in pochi, poi due. Negli ultimi 2 chilometri è Vercouillie a crederci davvero: entra sullo strappo finale con una quindicina di secondi, rilancia in piedi sui pedali, rapporto lungo, e prova a fare il vuoto.
Ma dietro la caccia è feroce. Lukáš Kubiš alza il ritmo, scatta deciso e va a chiudere sul fuggitivo. Crabbe gli prende la ruota, senza farsi ingolosire. È una lettura da corridore maturo: stare in scia, risparmiare un colpo, aspettare il momento giusto. L’ultima curva decide tutto. Kubiš sceglie la traiettoria interna, più corta ma più lenta. Crabbe resta largo, mantiene velocità e sviluppo metrico. Quando esce dalla curva ha più inerzia, più spazio e più gamba. Lancia il rilancio secco negli ultimi 50 metri e non si volta più.
Dietro, Kubiš deve accontentarsi del secondo posto. Terzo Clément Izquierdo. Per Flanders-Baloise è una giornata piena: Vercouillie ripreso a ridosso del traguardo, Crabbe che chiude il lavoro. Due anime della stessa squadra, stesso sacrificio, stesso finale.
Le parole di Crabbe raccontano bene il senso della vittoria: gambe buone, testa fredda, zero pressione. “Ero nella ruota giusta, mi sentivo forte”. Su un arrivo così non serve altro. Posizione in sella stabile, cadenza consistente, capacità di leggere la strada. La Bessèges inizia così: senza fronzoli, con una vittoria nata da un dettaglio. Francesco.
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