Cameron Mason ha preso una Canyon Aeroad, una bici nata per dominare la volata di Sanremo, e l’ha lanciata per 212 chilometri lungo il John Muir Way, da Helensburgh a Dunbar, costa ovest a costa est della Scozia. Otto ore scarse di fatica vera – 7h 57’ 51’’ – su sterrati, singletrack, strade bianche, argini di canali e tratti d’asfalto. Un tempo oltre venti minuti più veloce del miglior riferimento precedente. Non ufficiale, ma tremendamente reale.
Mason non è un corridore qualunque. Terzo assoluto nella serie X2O di ciclocross, corre su strada con l’Alpecin-Premier Tech Development e nel fango ci sa stare. Quando ha deciso di “grattarsi il prurito” di un’impresa personale, non aveva ancora disponibile la nuova gravel del team, la Stevens Camino. Ha guardato la sua Aeroad e si è chiesto fin dove potesse spingersi.
La risposta sta nelle gomme. Ufficialmente il telaio dichiara 32 mm di passaggio ruota. Mason ha infilato un 38 mm all’anteriore e un 33 mm da ciclocross al posteriore. Sulle ruote Dura-Ace il 38 non misurava pieno, ma restava comunque 6 mm oltre la tolleranza dichiarata. Davanti spazio al limite, dietro ancora meno. Ha nastrato il cavo del deragliatore anteriore Di2 per evitare sfregamenti e ha accettato un toe overlap più marcato: sterzate strette da gestire con attenzione. Nessun’altra modifica. Assetto aero puro, pedali e rapporti stradali: 54-39 davanti, 11-34 dietro.
Qui sta il cuore tecnico dell’impresa. Un 54×11, con coperture larghe e pressioni adeguate allo sterrato compatto, permette di spingere forte nei tratti scorrevoli con vento a favore. Un 39×34 garantisce un rapporto agile sufficiente quando il ritmo cala e le gambe chiedono tregua. Il John Muir Way non è un susseguirsi di rampe alpine; alterna tratti pedalabili dove l’aerodinamica incide eccome. Mason ha scelto di stare basso sull’anteriore, di sfruttare ogni rilancio su asfalto e fondo duro. In queste condizioni, la rigidità del movimento centrale di una aero moderna restituisce ogni watt quando ti alzi sui pedali per superare un dosso o per chiudere un buco immaginario davanti a te.
Il regolamento di FastestKnownTimes vieta però i “gear stash”, i rifornimenti lasciati lungo il percorso. Mason aveva piazzato alcune borracce nei pressi di Edimburgo il giorno prima. Risultato: tempo straordinario ma niente FKT ufficiale. Lui l’ha accettato senza drammi. Chi pedala sa leggere i numeri; chi ama la purezza assoluta delle regole può storcere il naso.
Resta un messaggio forte per gli amatori. La bici giusta non è un’etichetta di marketing, ma l’attrezzo che risponde al terreno che hai sotto casa. Mason lo dice chiaro: molte “gravel” quotidiane sono strade poderali e ciclabili battute dove, per anni, una ciclocross ha fatto tutto e bene. Geometrie reattive, spazio gomme adeguato, posizione aggressiva: spesso è il compromesso più efficace.
Questa storia riaccende la discussione tra strada, gravel e off-road. Ma soprattutto ricorda una cosa semplice: l’idea conta più del mezzo. Poi servono gambe, testa e capacità di stare in equilibrio quando il limite tra scelta coraggiosa e azzardo si assottiglia a pochi millimetri di luce tra gomma e telaio.
Francesco
25
