Harry Sweeny ha riscritto il suo copione al Tour Down Under 2026. Non più gregario silenzioso a tirare il gruppo fino a spegnersi, ma uomo di classifica capace di salire sul podio finale, terzo assoluto dietro a Jay Vine e Mauro Schmid. Un risultato che vale più dei numeri, perché nasce da una scelta precisa: chiedere spazio, cambiare mentalità, correre per sé.
L’australiano della EF Education-EasyPost è arrivato alla corsa di casa senza proclami, ma con quelle che lui stesso ha definito “special legs”. Sensazioni vere, di quelle che senti subito quando spingi un rapporto duro e la bici non ti chiede di alleggerire. Nel prologo si difende con un 14° posto solido, da corridore completo. Poi arriva la seconda tappa e lì cambia la percezione del gruppo: sul Corkscrew Road, mentre la UAE Team Emirates accende la miccia con Vine e Narváez, Sweeny non si limita a gestire. Lavora davanti, contribuisce a organizzare l’inseguimento, prende vento e responsabilità. Risultato: quarto posto in classifica generale a fine giornata.
Da lì in avanti non sbaglia nulla. Tiene nelle tappe nervose, soffre il caldo australiano — mitigato da settimane di allenamenti roventi nel Victoria — e resta lucido quando la corsa si spezza. La caduta di Narváez nella quarta tappa rimescola le carte e Sweeny sale virtualmente sul terzo gradino del podio. Ma niente regali: dietro, Marco Brenner è a due secondi, pronto a saltare addosso a ogni minimo cedimento.
La tappa finale a Stirling è una giornata vera, da WorldTour. Ritmo alto, strada che non concede recupero, gruppo allungato e nervoso. EF Education-EasyPost lavora compatta, ogni uomo speso fino all’ultimo chilometro. Sweeny resta sempre davanti, in testa della corsa quando serve, senza farsi sorprendere. Taglia il traguardo nel gruppo dei migliori e blinda il terzo posto finale.
Il punto chiave però non è solo la classifica. È il cambio di ruolo. Sweeny lo dice chiaramente: chiedere ai compagni di lavorare per lui non è naturale, dopo anni passati a farlo per gli altri. Serve voce, serve decisione, serve anche una certa durezza. Jonathan Vaughters glielo ripete da tempo, senza giri di parole: per essere leader bisogna pretendere. In gruppo non basta avere gamba, devi occupare spazio.
Questo podio al Tour Down Under è il primo WorldTour in carriera per Sweeny. Arriva dopo anni di lavoro oscuro, dopo quel terzo posto di tappa al Tour de France 2021 che sembrava un’eccezione. Ora diventa un segnale. Quando un corridore così trova continuità di rendimento e soprattutto fiducia nei propri mezzi, cambia il modo in cui il gruppo lo guarda.
La stagione è lunga, ma l’Australia ha lanciato un messaggio chiaro: Harry Sweeny non è più solo un uomo da ammiraglia con il compito di fare ritmo. Ha imparato a correre per vincere, e soprattutto a chiederlo.
Francesco.
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