Mathieu van der Poel arriva a Hoogerheide con la calma di chi sa di avere il controllo totale della corsa e della stagione. Parte senza frenesia, lascia che siano gli altri a scoprire le carte, poi prende in mano il comando e chiude i conti. Nell’ultimo round della Coppa del Mondo di ciclocross, a una settimana dai Mondiali, il campione del mondo firma una vittoria solitaria, dominante, che vale la 51ª affermazione in carriera nel circuito e il successo finale nella classifica generale.
La partenza vede Thibau Nys scattare secco e prendersi l’holeshot, davanti a un gruppo compatto che si allunga subito sul primo flyover. Van der Poel resta coperto, intorno alla quinta-sesta posizione: posizione intelligente, sempre sia in scia, mai esposto. Davanti si muovono Nys e Joris Nieuwenhuis, poi il ritmo si stabilizza. È la fase che Van der Poel usa per leggere il percorso: fondo veloce, passaggi tecnici puliti, zero errori richiesti. Terreno perfetto per chi guida il cross come una disciplina di precisione.
La prima vera accelerazione arriva quando Tibor Del Grosso prende aria sul cavalcavia e rilancia deciso. Van der Poel lo segue senza scomporsi. È il classico momento in cui la corsa cambia inerzia: due pedalate più cattive, traiettorie dritte, uscita di curva sempre in spinta. Alla fine del terzo giro, Van der Poel affonda davvero. Un rilancio secco, rapporto giusto, nessuna sbavatura. Del Grosso si sfila, il buco si apre.
Da lì in avanti è un assolo. Giro dopo giro il vantaggio cresce, mentre dietro si forma un gruppetto di inseguitori con Nys, Vandeputte, Aerts, Nieuwenhuis, Hendrickx e Felipe Orts Lloret. Ma non c’è mai la sensazione che possano rientrare. Van der Poel “orbita” sul circuito, come descritto a bordo pista: veloce, fluido, chirurgico. All’ottavo giro il distacco supera il minuto. La corsa è finita molto prima del traguardo.
Dietro, invece, si accende la lotta per il podio. Nys prova a fare la differenza nell’ultimo giro e lancia la volata sul tratto asfaltato finale. Sembra avere il secondo posto in mano, ma sul colpo di reni vengono fuori i colori dell’Alpecin-Premier Tech: Del Grosso e Niels Vandeputte passano entrambi, firmando una clamorosa tripletta di squadra. Un segnale di forza collettiva, oltre al solito monologo del leader.
I numeri raccontano una stagione impressionante: otto vittorie su dodici prove, 320 punti finali e seconda Coppa del Mondo in carriera, nonostante un calendario non completo. Soprattutto, un record storico: con le vittorie di Maasmechelen e Hoogerheide, Van der Poel supera il primato che apparteneva a Sven Nys, arrivando a 51 successi nel circuito.
Ora la testa va a Hulst, al Mondiale del primo febbraio. In palio c’è l’ottavo titolo iridato, che significherebbe superare Erik De Vlaeminck e riscrivere ancora una volta la storia. La condizione c’è tutta: gambe, tecnica, assetto perfetto tra bici e corpo. A Hoogerheide, più che una gara, Van der Poel ha mandato un messaggio chiaro. Al Mondiale non si aspetterà nessuno.
Francesco.
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