La giornata finale del Tour Down Under 2026 è stata una resa dei conti vera, di quelle che non fanno sconti. Un circuito nervoso attorno a Stirling, 169,8 chilometri e oltre 3.400 metri di dislivello, otto giri con continui strappi e la salita finale di Mount Barker Road a svuotare le gambe. Qui Jay Vine ha difeso l’ochre jersey con mestiere e sangue freddo, portando a casa la seconda vittoria finale in carriera nella corsa di casa.
La tappa è partita a tutta. Direttori sportivi chiari via radio: “non perdete la fuga”. Risultato? Un’ora di scatti, controscatti e rilanci violenti. Alla fine davanti si forma un quartetto con Robert Stannard, Luke Plapp, Pascal Eenkhoorn e più tardi Pavel Novák. UAE Team Emirates-XRG, con Vine leader, lascia fare: Eenkhoorn è il migliore in classifica, ma a oltre due minuti. Una situazione gestibile, almeno sulla carta.
Il ritmo però resta alto. Il circuito non permette di respirare: ogni giro è una lama, come ha detto O’Grady, e il gruppo non trova mai compattezza. Molano si mette a tirare davanti con regolarità, Visma resta in scia pronta a giocarsi la carta Matthew Brennan, mentre EF e Jayco controllano pensando al podio. La corsa cambia volto a metà gara, quando un canguro irrompe sulla strada. Caduta pesante. Vine finisce a terra, cambia bici due volte, rientra grazie all’aiuto di Yates e Oliveira. Un momento chiave: lì si vede la testa del corridore e la solidità della squadra. Niente panico, rapporto agile, ritmo costante per rientrare.
Davanti la fuga prende spazio, sfiora i quattro minuti. Ma dietro la caccia si organizza: EF, Visma e Decathlon iniziano a macinare chilometri. Ogni salita di Stirling è un banco di prova, non tanto per la pendenza media, quanto per i tratti all’11% che spezzano il ritmo e mandano fuorigiri chi arriva coperto. Il vantaggio cala giro dopo giro.
Ultimo loop: parte la guerra vera. Attacchi dal gruppo, scatti secchi, squadre che si rimescolano. Buitrago, Cepeda, Glivar e Romo provano il colpo da finisseur, mettendo pressione anche sulla classifica generale. UAE si compatta attorno a Vine, Yates lo porta davanti finché può, poi il leader deve cavarsela da solo negli ultimi chilometri, sempre ben piazzato, mai fuori posizione. Assetto saldo, linee pulite, niente sprechi.
Davanti, la fuga viene ripresa dentro l’ultimo chilometro. Si va allo sprint su strada che sale, dopo 170 km di fatica. Qui Matthew Brennan sfrutta al meglio il treno Visma: tempismo perfetto, rapporto lungo quanto basta, esce e non si volta più. Vittoria di tappa meritata. Vine chiude senza problemi, difende il vantaggio e sale sul gradino più alto del podio finale davanti a Mauro Schmid e Harry Sweeny.
Una tappa dura, caotica, vera. E una vittoria finale costruita con testa, gambe e capacità di restare lucidi quando tutto attorno va fuori controllo. Questo è ciclismo.
Francesco.
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