Jay Vine ha vinto il Santos Tour Down Under 2026 come si vincono le corse dure: resistendo. L’australiano della UAE Team Emirates‑XRG ha portato a casa il secondo successo in carriera nella corsa di casa, dopo quello del 2023, sopravvivendo a una settimana segnata da cadute, imprevisti e a una tappa finale che ha messo il gruppo sotto pressione fino all’ultimo metro.
La classifica generale l’aveva ipotecata già alla seconda giornata, quando sul Corkscrew Road ha acceso lo scatto giusto, quello che spezza il gruppo compatto e seleziona solo chi ha gamba vera. Insieme a lui c’era Jhonatan Narváez, poi costretto al ritiro nei giorni successivi. Da lì Vine ha corso sempre da leader, difendendo la maglia con controllo e sangue freddo.
La quinta tappa attorno a Stirling, 169,8 chilometri nervosi su un circuito ripetuto otto volte, sembrava sulla carta gestibile. In realtà è diventata una guerra di logoramento. Attacchi continui, fughe che andavano e tornavano, ritmo secco. E poi l’episodio che ha fatto il giro del mondo: un canguro in mezzo al gruppo, caduta violenta, Vine a terra insieme a diversi uomini chiave. Il leader si è rialzato, ha rimesso la catena e ha continuato. Da quel momento la sua UAE si è ritrovata ridotta ai minimi termini: Bjerg out, Molano svuotato dopo chilometri di lavoro in ammiraglia, solo Adam Yates e Ivo Oliveira a coprire le spalle al capitano.
Davanti, la corsa è esplosa. Luke Plapp, Robert Stannard e Pascal Eenkhoorn hanno animato a lungo la fuga, poi nel finale è stato il turno di Santiago Buitrago, Gal Glivar e Jefferson Cepeda, capaci di guadagnare spazio fino all’ultimo chilometro. Ma il gruppo aveva deciso che sarebbe stata una volata.
A vincere la tappa è stato Matthew Brennan, Visma‑Lease a Bike, al primo successo della settimana dopo diversi piazzamenti. L’ha fatto di forza e di testa: sempre ben piazzato, in scia giusta, ha saputo aspettare il rilancio decisivo. Ha lanciato lungo, ha resistito al ritorno dei più veloci e ha tenuto dietro Finn Fisher‑Black e Tobias Lund Andresen. Una volata dura, da fine corsa a tappe, non da sprint pulito.
Vine ha chiuso tranquillo nel gruppo, mettendo il sigillo a una generale vinta con autorità: 1’03” su Mauro Schmid e 1’12” su Harry Sweeny. Un margine ampio, costruito sull’unica vera salita decisiva della corsa e difeso nei giorni successivi con mestiere.
Il Tour Down Under 2026 racconta che Vine c’è, eccome. Non solo per gli scatti in salita, ma per come sa stare in sella quando tutto va storto. Questa vittoria pesa. E segna l’inizio della stagione con un messaggio chiaro alla testa della corsa internazionale.
Francesco
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