Jay Vine ha portato a casa il Tour Down Under 2026 con un margine che pesa come un macigno: 1’03” sul secondo, il distacco più ampio visto da queste parti dal 2004. Numeri freddi, certo, ma che raccontano solo in parte una corsa in cui l’ordine del giorno è stato il caos. Cadute, ritiri pesanti, animali in strada e una UAE Team Emirates‑XRG arrivata all’ultimo giorno con gli uomini contati. Eppure, la maglia arancione non è mai davvero vacillata.
Tutto nasce dalla tappa 2 e dall’affondo sul Corkscrew. Lì Vine e Jhonatan Narváez hanno fatto saltare il gruppo compatto con un’azione da manuale: ritmo alto, rapporto duro, scatto secco nel punto in cui la salita morde davvero. In pochi chilometri hanno scavato oltre un minuto sugli avversari, un’enormità in una corsa spesso decisa da abbuoni. A quel punto sembrava una questione interna UAE, con i primi due posti del podio blindati.
Il destino, però, ha girato la lama. Nella tappa 4 Narváez finisce a terra dopo pochi istanti dal via: fratture compressive a più vertebre toraciche, corsa finita mentre era secondo in classifica. Stesso epilogo per Vegard Stake Laengen, fuori per una costola rotta. Colpo durissimo per una squadra che aveva impostato la gara sul controllo e sulla profondità dell’organico.
Come se non bastasse, nell’ultima tappa sul circuito di Stirling il gruppo si è trovato due canguri in traiettoria. Un attimo di panico, nuove cadute, Vine stesso coinvolto e costretto a inseguire per rientrare. In ammiraglia si conta chi resta: Mikkel Bjerg va giù, Juan Sebastián Molano si ritira dopo aver speso tutto per riportare il capitano davanti. A quel punto, attorno a Vine restano solo Ivo Oliveira e Adam Yates.
È qui che si vede la sostanza di una vittoria. Nessuna scelta avventata, nessuna difesa isterica. Posizione in sella composta, sempre davanti, sfruttando la scia giusta e lasciando ad altri l’onere dei rilanci. Vine arriva con il gruppo principale, senza concedere nulla ai rivali diretti. Mauro Schmid (Jayco‑AlUla) chiude secondo a 1’03”, mentre anche dagli altri team arrivano parole di rispetto per una UAE decimata ma ancora in piedi.
Il piano, in realtà, era stato scritto mesi prima. Quando il percorso è stato annunciato, con la doppia ascesa del Corkscrew, Vine ha capito che quella salita era il suo terreno. Ha preparato lo sforzo per un’azione solitaria, lavorando sulla capacità di tenere watt alti dopo uno scatto violento. L’esecuzione ha superato le aspettative: prima vittoria di tappa al Tour Down Under e un vantaggio in classifica mai più messo in discussione.
Nel 2023 aveva vinto con 11” su Simon Yates. Stavolta, con Adam Yates nel ruolo di uomo squadra e un team costretto agli straordinari, Vine firma un successo ancora più pesante. Non solo per il distacco, ma per come è arrivato: testa fredda, gambe solide e la capacità di gestire l’imprevisto. In Australia, tra incidenti e sfortuna, ha vinto il corridore più lucido. Francesco.
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