Jayco AlUla esce dal Tour Down Under con una certezza solida come l’asfalto australiano: Mauro Schmid è pronto per fare un salto di qualità vero. Secondo posto finale alle spalle di un Jay Vine semplicemente fuori portata, vittoria nella classifica a squadre e soprattutto una settimana corsa da squadra matura, non più affidata solo alla forza bruta del singolo.
La corsa si è decisa presto. Sulla Corkscrew Road, a fine seconda tappa, Vine ha acceso il gas con uno scatto secco, da rapporto lungo e frequenza che taglia le gambe. Più di un minuto guadagnato, un margine che in una corsa così nervosa diventa una sentenza. Da lì in avanti, per la ocrace jersey non c’è stata partita. Jayco lo sapeva. E invece di snaturarsi, ha scelto la strada più intelligente: correre in avanti, cercare opportunità da lontano e proteggere il secondo posto di Schmid.
Schmid ha risposto con continuità. Prologo solido, sempre nel vivo sulle tappe mosse, mai in difficoltà quando la strada si impenna o il gruppo si spezza. Non ha vinto, ma non ha mai perso terreno. Questo secondo posto migliora nettamente il quinto ottenuto in passato e racconta di un corridore che ha imparato a gestirsi, a risparmiare watt quando serve, a stare coperto sia in scia sia strategicamente.
Mathew Hayman, dall’ammiraglia, ha letto la corsa con lucidità. Le sue parole vanno dritte al punto: contro un Vine così, in quella condizione, non c’era margine per forzare una rincorsa suicida. Meglio capitalizzare il lavoro di squadra, portare a casa il massimo possibile e costruire fiducia. Fiducia che arriva anche dalla contemporanea vittoria di Michael Matthews in Spagna, segnale di un gruppo che gira bene già a gennaio.
Il dato più interessante, però, è un altro. Schmid ha smesso di correre da solo. In passato spesso risolveva tutto con azioni di pura potenza, rilanci violenti, corse di testa più che di squadra. In Australia ha usato i compagni, si è fidato delle traiettorie, delle coperture, del posizionamento. Dettagli che non finiscono nei risultati secchi ma che, su tre settimane o nelle corse di un giorno dure, fanno la differenza tra esserci e vincere.
La tappa finale caotica, con cadute e imprevisti, ha confermato la crescita collettiva. Anche quando un problema di posizionamento ha tolto a Schmid la possibilità di giocarsi uno sprint, la squadra è rimasta compatta, portando a casa il secondo posto finale e il successo nella classifica a squadre.
Ora lo sguardo va alla Cadel Evans Great Ocean Road Race, dove Schmid si presenterà da campione in carica. Percorso da leggere, meteo da interpretare, avversari affamati. Ma il messaggio del Tour Down Under è chiaro: Jayco AlUla ha gamba, testa e struttura. E Mauro Schmid non è più solo un corridore di forza. È diventato un leader che sa vincere anche quando non alza le braccia.
Francesco.
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