La Spagna rialza la testa e lo fa con una generazione che spinge forte sui pedali. Giovani già pronti a stare nel gruppo compatto delle grandi corse, capaci di prendersi responsabilità e numero sulla schiena. Ma fino a prova contraria, il riferimento resta uno solo: Juan Ayuso.
Il talento classe 2002, passato da UAE Team Emirates a Lidl-Trek, rimane il metro di paragone per tutti. Non per curriculum giovanile, ma per risultati veri: podio alla Vuelta a España 2022 a 19 anni, vittoria alla Tirreno-Adriatico 2025, continuità ad alto livello nelle corse a tappe. Ayuso è un corridore completo: sale con ritmo, rilancia quando serve, tiene rapporti lunghi sul passo e non si perde nei momenti chiave. A 23 anni è ancora eleggibile per la maglia bianca al Tour, segno di un margine che fa paura agli avversari.
Alle sue spalle cresce Iván Romeo, 22 anni, campione nazionale e uomo simbolo della nuova Movistar. Il 2025 è stato l’anno della svolta: dopo il titolo mondiale Under 23 a cronometro nel 2024, è arrivata la vittoria in solitaria al Critérium du Dauphiné e il successo ai campionati spagnoli. Romeo è un motore vero, uno che quando entra in posizione aerodinamica macina watt e tiene fuori giri mezzo gruppo. Non è un uomo da classifica generale, almeno per ora, ma nelle cronometro, nelle fughe di spessore e nelle tappe dure può spostare gli equilibri.
Il suo programma 2026 è da corridore ormai maturo: Challenge Mallorca, Valenciana, Paris-Nice, Romandia, Dauphiné, Svizzera e Tour de France, con l’obiettivo chiaro di una vittoria di tappa. Parola sua. Dopo la brutta caduta al Tour 2025 e una terza settimana vissuta tra problemi muscolari e fatica estrema, Romeo ha capito cosa significa davvero arrivare a Parigi. Esperienza che pesa, nelle gambe e nella testa.
Secondo Fernando Ferrari, firma storica del ciclismo spagnolo, il divario resta netto: Ayuso per i Grandi Giri, Romeo per cronometro, corse di un giorno e tappe. Ma il ciclismo insegna a non chiudere porte troppo in fretta. Lo stesso Ferrari ricorda come anche su Indurain, all’inizio, i giudizi fossero prudenti.
Oltre a loro, attenzione a Haimar Etxebarría, cresciuto in Kern Pharma e ora sotto l’ala tecnica di Red Bull-Bora-Hansgrohe, e a Pablo Castrillo, due tappe alla Vuelta 2024. Incognita Carlos Rodríguez: talento vero, ma frenato dagli infortuni, chiamato al riscatto con Ineos.
La Spagna muove anche al femminile. Paula Blasi ha già dimostrato solidità e senso della corsa: cinque vittorie nel primo anno pro’, terzo posto al Tour Down Under 2026. Paula Ostiz, invece, arriva dal mondo junior con un bottino pesante di medaglie mondiali ed europee. Il salto sarà duro, servirà tempo.
La sensazione è chiara: la base c’è, il ritmo pure. Ma quando la strada sale sul serio e la corsa si incendia, oggi come oggi, il nome da battere resta Ayuso. Francesco
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