A Hoogerheide, sull’asfalto che sale verso il traguardo, la tattica ha pesato più delle gambe. Thibau Nys lo sa bene e non si nasconde. Il talento belga ha chiuso quarto nell’ultima prova di Coppa del Mondo di ciclocross, pagando caro un errore di valutazione nello sprint finale per il secondo posto, alle spalle di un Mathieu van der Poel ancora una volta dominante.
La corsa si è accesa presto. Van der Poel ha fatto Van der Poel: ritmo alto, guida pulita, un’accelerazione secca nel terzo giro e titolo di testa della corsa archiviato con una settimana d’anticipo rispetto ai Mondiali. Dietro, battaglia vera. Un gruppo numeroso si è giocato il podio e Nys, a 23 anni, ha dimostrato ancora di essere il più brillante tra gli inseguitori.
Nel finale, però, la lettura è stata sbagliata. Nys ha lanciato lo sprint lungo, partendo davanti sull’asfalto in leggera ascesa. Una scelta che nel ciclocross moderno è spesso una condanna: chi parte in testa offre una scia ideale e paga l’inerzia quando le gambe si svuotano. Ed è esattamente quello che è successo. Tibor Del Grosso e Niels Vandeputte, entrambi Alpecin-Premier Tech, sono usciti di ruota negli ultimi metri, superandolo sul colpo di reni. Secondo e terzo posto, sweep totale del team e Nys giù dal podio.
“È stata colpa mia”, ha ammesso senza giri di parole. “Avrei dovuto sprintare fino alla linea. Pensavo di averlo, invece mi hanno infilato con più velocità”. Parole che raccontano bene la dinamica: Nys ha praticamente smesso di spingere un attimo prima del necessario. In uno sprint in salita, se molli mezzo secondo sei fermo.
Il contesto rende il risultato ancora più amaro. Il giorno prima, a Maasmechelen, lo stesso copione: Van der Poel imprendibile, Nys coinvolto nella lotta per il secondo e battuto di nuovo dagli uomini Alpecin. Due giorni, due piazzamenti, stessa frustrazione. Eppure, guardando la corsa con l’occhio del tecnico, i segnali sono tutt’altro che negativi.
Sul tracciato veloce di Hoogerheide, Nys è apparso il più forte dietro al fenomeno olandese. Quando Van der Poel ha affondato, il belga non aveva la posizione per rispondere subito, ma nel resto della gara ha sempre dato la sensazione di poter fare la differenza. Il problema non è stata la gamba, bensì la gestione: stare troppo dietro nel momento chiave, poi esporsi troppo presto nello sprint.
Alpecin-Premier Tech, dal canto suo, ha giocato la partita perfetta. Del Grosso conferma una crescita impressionante nella sua prima vera stagione da elite, mentre Vandeputte ha creduto nello sprint fino all’ultimo metro, sfruttando a pieno la pendenza del finale. Squadra compatta, lettura lucida, risultato pieno.
Ora lo sguardo va ai Mondiali di Hulst. Nys arriva da un blocco di allenamento importante e punta sulla freschezza ritrovata. Lui stesso parla di preparazione centrata e di dettagli da rifinire. I dettagli, nel ciclocross, fanno tutta la differenza. A Hoogerheide lo hanno buttato giù dal podio. A Hulst potrebbero spingerlo molto più in alto.
Francesco.
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