Matthew Brennan ha aspettato l’ultimo giorno, ma quando contava davvero non ha sbagliato nulla. La tappa finale del Tour Down Under si è trasformata in una corsa a eliminazione, nervosa, spezzata da strappi continui sul circuito di Stirling e segnata dal caos, dentro e fuori dal gruppo. In mezzo a tutto questo, il ventenne della Visma-Lease a Bike ha trovato spazio, lucidità e soprattutto il tempo giusto per colpire.
Otto giri su un tracciato ondulato, con la Stirling Climb a fare da giudice nel finale. Non una volata pura, ma un arrivo da gambe dure, dove lo sviluppo metrico conta meno della capacità di rilanciare seduti e restare freddi quando la strada impenna. È lì che Brennan ha fatto la differenza, dopo giorni di piazzamenti e frustrazione.
La Visma sapeva di non poter impostare un treno classico. Troppi imprevisti, troppe squadre ancora organizzate. Così Brennan ha corso d’istinto, sempre nelle prime posizioni, sfruttando scie altrui e facendosi largo con intelligenza. Nel chilometro finale, quando Michal Kwiatkowski si è infilato tra lui e un compagno di squadra, Brennan non ha forzato: si è messo a ruota del polacco, trasformandolo di fatto nel suo ultimo uomo. Mossa da corridore vero, non da giovane in apprendistato.
A 300 metri dall’arrivo Kwiatkowski ha aperto il gas per lanciare Sam Watson. Brennan ha tenuto la traiettoria, ha lasciato passare Brady Gilmore e si è incollato alla sua scia. Poi uno scatto secco, rapporto lungo, fuori sella quel tanto che basta, e rilancio definitivo sull’ultimo strappo. Nessuna esitazione. Vittoria netta in un finale tutt’altro che semplice.
Il contesto rende il successo ancora più pesante. Nelle tappe precedenti Brennan aveva raccolto un secondo posto, un dodicesimo e un sedicesimo. Sempre lì, ma mai perfetto nel timing. Il confronto con il direttore sportivo Jasper Mørkøv è stato diretto, quasi chirurgico: rivedere i finali, capire dove si perdeva posizione, dove si sprecavano energie. L’analisi ha portato a una decisione chiara: voleva una tappa dura, selettiva, dove il gruppo arrivasse sfilacciato.
Il destino ci ha messo del suo. A meno di 100 chilometri dall’arrivo due canguri hanno attraversato la strada, causando una caduta pesante. Il gruppo si è spezzato, uomini chiave sono finiti a terra, incluso Menno Huising, riferimento della Visma negli ultimi chilometri. Da lì in poi è stata una gara di sopravvivenza. Brennan è rimasto in piedi, concentrato, sempre davanti.
Intanto, in classifica generale, Jay Vine ha gestito il sangue freddo di chi sa controllare una corsa a tappe: nonostante il coinvolgimento nella caduta, l’australiano ha difeso la maglia di leader e portato a casa il Tour Down Under. Per Brennan, però, il segnale va oltre la singola tappa. La testa è già all’Europa, alle Classiche del Nord, dove il gruppo è ancora più feroce e il posizionamento decide tutto.
Sanremo, Fiandre, Roubaix: nomi che pesano. Brennan lo sa e non si nasconde. Questa vittoria non è un punto d’arrivo, ma una lezione imparata. In una giornata caotica, ha dimostrato di saper leggere la corsa, usare gli altri senza sprechi e trovare lo scatto quando la strada chiede verità. Francesco.
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