La Milano-San Remo non perdona. Non aspetta i capitani, non concede seconde occasioni, non guarda in faccia nessuno. Dopo appena 55 chilometri, quando la corsa era ancora lontana dalle rampe del Turchino, la UAE Team Emirates-XRG ha perso una pedina chiave: Jan Christen a terra, ritiro immediato, Monumento finito prima ancora di entrare nel vivo.
Caduta in gruppo, coinvolto anche Orluis Aular della Movistar. Dinamica classica da inizio corsa nervoso, quando la testa della corsa deve ancora stabilizzarsi e il gruppo compatto viaggia alto di giri. Media superiore ai 45 km/h nelle prime fasi, tutti a battagliare per la posizione, manubri larghi, ruote che si sfiorano. Basta un attimo.
Per Pogačar non è un dettaglio. È un colpo tattico.
La Classicissima è una corsa di attesa lunga quasi 300 chilometri, 298 per l’esattezza, e si decide su dettagli sottili: posizionamento prima della Cipressa, ritmo imposto sul Poggio, gestione del vento nel finale. Per giocarsela lì davanti servono uomini freschi negli ultimi 40 chilometri. Servono gregari capaci di entrare in scia al capitano e tirarlo fuori dai ventagli, di tenerlo coperto, di alzare il ritmo quando la strada si impenna.
Christen era una di queste carte.
Lo svizzero aveva già messo in tasca due successi in stagione, tappa e generale all’AlUla Tour. Gamba brillante, condizione solida, corridore capace di tirare forte e poi restare lucido. Uno di quegli uomini che possono fare l’andatura sulla Cipressa per sfiancare i velocisti puri o entrare nel forcing sul Poggio per preparare lo scatto del leader.
Senza di lui, la UAE si ritrova con un uomo in meno quando ancora mancano oltre 240 chilometri al traguardo. Restano Del Toro, McNulty, Novak, Vermeersch e Großschartner. Nomi di spessore, ma alla San Remo ogni gregario perso pesa come piombo nelle gambe del capitano.
Perché qui la corsa la fanno i dettagli. Se vuoi attaccare sulla Cipressa devi entrarci nelle prime posizioni, lanciato, con la squadra che ti porta ai piedi della salita a 60 all’ora. Se arrivi indietro, sei costretto a consumare energie solo per risalire. E a San Remo, ogni watt bruciato fuori tempo si paga sul Poggio.
Pogačar sapeva già di affrontare una giornata complicata. Mathieu van der Poel cerca la terza vittoria e quando la corsa si accende sul Poggio è uno che tiene il rapporto duro senza andare fuorigiri. Le condizioni del vento non promettono una gara esplosiva da lontano. Per uno che sogna l’azione secca in salita, non è lo scenario ideale.
Dopo oltre 100 chilometri, mentre la corsa si avvicinava al Turchino con nove uomini in fuga e 2’40” di margine, la notizia del ritiro di Christen iniziava a pesare nelle ammiraglie. Perché la Milano-San Remo è una partita a scacchi lunga sei ore. E giocarla con un pezzo in meno cambia tutto: cambia il modo in cui controlli la fuga, il momento in cui muovi i tuoi uomini, la libertà che concedi agli altri capitani.
Adesso tocca alla UAE ridisegnare il piano in corsa. Meno uomini, più responsabilità. E per Pogačar significa una cosa sola: scegliere il momento perfetto. Perché alla Classicissima non vince il più forte in assoluto. Vince chi sbaglia meno.
Francesco
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