Trecento chilometri. Due salite vere, una manciata di curve sul mare e sette ore di tensione che si giocano su pochi minuti. La Milano-Sanremo è questo: una corsa che non perdona errori di posizione e non concede seconde chance. Per Tadej Pogačar è stata un’ossessione tecnica prima ancora che sportiva.
Dal 2022 al 2025 lo sloveno ha provato a piegare Cipressa e Poggio con la forza pura. Attacchi secchi, ripetuti, sempre in faccia alla corsa. Ma la Classicissima non si vince solo con i watt: si vince con il tempismo, con l’assetto della squadra e con la capacità di arrivare ai piedi delle salite davanti, senza spendere un joule in più.
Nel 2022 UAE alza il ritmo sulla Cipressa con Formolo dopo il lavoro di Polanc. Il gruppo si seleziona, ma i rivali restano in controllo. Sul Poggio Pogačar parte a 8,2 km dall’arrivo e rilancia quattro volte. Van Aert gli resta incollato, in scia. In discesa Mohorič osa oltre il limite, Pogačar no. Risultato: quinto posto e prima lezione. Su salite di 5,6 km al 4,1% e 3,7 km al 3,1% non basta essere il più forte: bisogna essere il più preciso.
Nel 2023 il copione cambia poco. UAE porta più uomini nel finale, ma lascia metri preziosi agli altri team prima del Poggio. Quando Pogačar scatta a 6,6 km dall’arrivo, si ritrova ancora con Van der Poel, Van Aert e Ganna sulla ruota. Il forcing è violento, ma non definitivo. Poi arriva il contrattacco di Van der Poel: una fucilata che lo manda via da solo. Pogačar chiude quarto, con la sensazione di aver acceso la corsa senza dominarla.
Il 2024 è l’anno delle occasioni mancate in avvicinamento. Posizione perfetta a 33 km dall’arrivo, poi qualche esitazione e i gregari costretti a spendere energie per risalire. Del Toro e Wellens lavorano tanto, forse troppo. Sul Poggio Pogačar trova lo spazio per un’accelerazione più netta rispetto agli anni precedenti, ma Van der Poel richiude con un’azione poderosa. Rientra il gruppo e in volata Philipsen capitalizza. Terzo posto e un’altra verità scolpita nella roccia: senza isolamento totale dei rivali, in Via Roma lo sloveno parte sfavorito.
Nel 2025 UAE riesce quasi a far saltare il banco sulla Cipressa. Ritmo feroce, corsa frantumata, restano davanti in pochi. Pogačar attacca a 24,6 km dall’arrivo e poi rilancia nel finale della salita. Ganna cede, Van der Poel no. Sul Poggio la storia si ripete: scatti, contro-scatti, ma l’olandese tiene la ruota e poi sorprende tutti con uno sprint anticipato. Terzo posto ancora, questa volta dopo aver visto la vittoria da vicino.
E il 2026? La chiave è nell’utilizzo degli uomini. Isaac del Toro rappresenta il lusso tattico: può fare l’ultimo uomo sulla Cipressa oppure diventare una seconda carta da giocare sul Poggio con attacchi alternati, costringendo Van der Poel a continui rilanci, portandolo fuori soglia. Jan Christen ha l’esplosività per aumentare lo strappo prima dell’azione decisiva. McNulty e Großschartner possono dare profondità al treno. Vermeersch avrà il compito cruciale di portare Pogačar ai piedi delle salite nelle prime posizioni, evitando quei venti posti indietro che in una Monumento valgono una sconfitta.
La Milano-Sanremo non si conquista solo con lo scatto. Si costruisce chilometro dopo chilometro, difendendo la testa della corsa, scegliendo il momento esatto per andare fuori sella e cambiare ritmo. Pogačar ha imparato sulla propria pelle dove ha perso metri e dove ha sprecato energie. Se nel 2026 riuscirà a staccare anche solo di mezza bici il suo rivale sul Poggio, senza dargli scia, la Via Roma potrà finalmente parlare sloveno.
Francesco
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