La Milano-Sanremo non perdona. È una corsa semplice sulla carta, ma tremendamente complicata da vincere. E quando in gruppo c’è Tadej Pogačar, tutte le ammiraglie lavorano con un occhio sul proprio capitano e l’altro sul numero uno della UAE Team Emirates-XRG.
La domanda rimbalza da Pavia a Sanremo: dove attaccherà? Sulla Cipressa come nel 2025, quando fece esplodere la corsa a 22 chilometri dall’arrivo portandosi via Van der Poel e Ganna? Oppure aspetterà il Poggio, giocandosi tutto negli ultimi 5,5 chilometri?
Secondo Matteo Tosatto, oggi in ammiraglia con la Tudor, qualcosa potrebbe cambiare. L’ex vincitore di Sanremo da direttore sportivo è netto: UAE potrebbe avere un piano diverso. La squadra è cambiata, forse meno strutturata rispetto all’anno scorso, ma con una carta nuova e pesante: Isaac del Toro, uomo in grande condizione e potenziale detonatore tattico.
Tosatto legge la corsa così: con vento contrario in aumento lungo la costa, anticipare sulla Cipressa rischia di trasformarsi in un boomerang. Dopo 290 chilometri nelle gambe, l’unica vera cartuccia potrebbe essere un attacco secco sul Poggio. Novanta secondi a tutta, nel tratto più impegnativo della salita. Lì il margine si fa con i watt, non con i giochi di posizione. E secondo lui uno solo può rispondere: Mathieu van der Poel.
Max Sciandri, in ammiraglia Movistar, conosce la Classicissima curva dopo curva. Tredici partecipazioni da corridore, un podio e un quarto posto nati proprio da un’azione sulla Cipressa negli anni Novanta. La sua visione è più elastica: corsa velocissima fin dall’inizio, ritmo alto per togliere energie ai velocisti puri, e poi libertà di scelta tra Cipressa e Poggio.
Per Sciandri, se Pogačar vuole vincere deve rendere la gara dura per tutto il giorno. Non uno scatto isolato, ma una progressione costante. Mettere in fila il gruppo compatto, logorare gli uomini di Van der Poel, arrivare al Poggio con le gambe già in acido. Poi un’azione totale nella seconda parte della salita, dove le pendenze mordono di più. Uno scatto vero, non un allungo. Secco, violento, come piace a lui.
Dall’altra parte, Andrej Hauptman non si sbilancia. L’amiraglia UAE sa che la chiave è l’ingresso sulla Cipressa. Posizione, velocità, controllo. L’anno scorso l’approccio non fu perfetto. E su una salita che non è durissima ma si affronta a oltre 30 all’ora di media, partire dietro significa bruciare energie preziose solo per risalire la testa della corsa.
Hauptman lo ammette senza giri di parole: serve un ritmo alto sulla Cipressa, altrimenti le possibilità si riducono. Ma c’è sempre la lotta feroce per entrare nei primi dieci. Venticinque squadre, centosettanta corridori, tutti lì a spingere prima della curva giusta.
La sensazione è chiara: la Milano-Sanremo 2026 si giocherà ancora tra Cipressa e Poggio, ma con variabili nuove. Il vento contrario può spegnere un attacco da lontano. Del Toro può diventare l’uomo chiave per un lancio ad alta velocità. Van der Poel resta l’avversario diretto, quello che ha dimostrato di avere il numero di Pogačar quando la corsa si fa esplosiva.
Alla fine, tutto si riduce a un momento. Un punto preciso sull’asfalto del Poggio. Se Pogačar sceglierà quell’istante con la freddezza del campione e la ferocia del fuoriclasse, Sanremo può cambiare padrone. Ma alla Classicissima non basta essere il più forte: bisogna essere perfetti.
Francesco
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