La Milano-Sanremo non è solo il primo Monumento della stagione. È il primo round di un duello che sta segnando un’epoca: Tadej Pogačar contro Mathieu van der Poel. Spalla a spalla, ruota a ruota, come accadeva tra Merckx e De Vlaeminck. Solo che oggi si viaggia più forte. Molto più forte.
Negli ultimi tre anni hanno lasciato agli altri soltanto le briciole. Tredici degli ultimi quindici Monumenti sono finiti nelle loro bacheche. Numeri che spiegano meglio di qualsiasi aggettivo il dominio della coppia. Pogačar ha costruito un palmarès che trabocca: quattro Strade Bianche, tre Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri delle Fiandre. In totale dieci Monumenti in venti partecipazioni. Gli mancano ancora Sanremo e Roubaix per entrare nel club ristrettissimo di chi ha vinto tutte e cinque le Classiche Monumento. Un club dove siedono solo Van Looy, Merckx e De Vlaeminck.
Van der Poel risponde con otto Monumenti in ventuno presenze. Tre Fiandre, tre Parigi-Roubaix, due Milano-Sanremo. E una maglia iridata su strada che pesa come un macigno. Sul pavé è un riferimento assoluto: se dovesse centrare la quarta Roubaix, aggancerebbe Boonen e De Vlaeminck. Nessuno ha mai vinto quattro edizioni consecutive all’Inferno del Nord. Lui può farlo.
Sanremo è il terreno più sottile della sfida. Tradizionalmente territorio di velocisti capaci di reggere Poggio e discesa, oggi è diventata una corsa per scalatori esplosivi con motore da passisti. Il motivo ha un nome e cognome: Tadej Pogačar. Le sue accelerazioni sulla Cipressa hanno cambiato la fisionomia della gara.
Nel 2025 ha sparato 900 watt per un minuto sull’attacco iniziale della Cipressa. Non un allungo, uno scatto secco, violento. Van der Poel lo ha seguito senza scomporsi. Con Ganna al limite, i tre hanno scalato i 5,7 chilometri a una media di 38 km/h, chiudendo in 8’59”, record Strava. Numeri che, tradotti in strada, significano selezione brutale già a oltre 25 chilometri dall’arrivo. Significano correre la Sanremo come una classica del Nord con il mare sullo sfondo.
Il copione è chiaro. Pogačar deve staccarlo prima di Via Roma. Merckx lo ha detto senza giri di parole: dopo quasi 300 chilometri, se arrivano insieme, il favorito è Van der Poel. L’olandese ha lo spunto, la freddezza e la capacità di correre di rimessa. Conosce il punto esatto dove Pogačar affonda il colpo: il tratto più ripido della Cipressa. Può restare in scia e rilanciare.
Ma la partita non si gioca solo sulle gambe. È scacchi. UAE può alzare il ritmo prima, anticipare sulla salita del Turchino, indurire la corsa da lontano per togliere brillantezza a Van der Poel. Alpecin, al contrario, può lasciare che sia lo sloveno a consumare energie, seguendo ogni accelerazione senza mai esporsi.
Dal 2023 si scambiano i colpi come due pesi massimi. Nel 2025 Van der Poel ha preso Sanremo, Pogačar si è vendicato al Fiandre con un’azione solitaria, poi l’olandese ha rimesso le cose a posto alla Roubaix. È una rivalità moderna nei toni, ma antica nella sostanza: il cannibale contro il finisseur.
La Milano-Sanremo dirà chi indosserà la prima corona di primavera. Ma una cosa è certa: con questi due in testa alla corsa, la Cipressa non è più un semplice trampolino verso il Poggio. È il punto in cui la storia cambia ritmo.
Francesco
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