Jasper Philipsen alza le braccia a Nokere Koerse, rompe il ghiaccio nel 2026 e ritrova fiducia. Ma quando il discorso cade sulla Milano-Sanremo, il belga frena subito: “Le mie possibilità sono molto piccole”. Parole pesate, da corridore che conosce la Classicissima e sa quanto basti un dettaglio fuori posto per mandare tutto all’aria dopo quasi 300 chilometri.
Philipsen parla chiaro: per vincere serve superare Cipressa e Poggio con i migliori. Nel 2024 gli si era aperto lo spiraglio giusto, lo scenario perfetto per giocarsi la volata. Quest’anno, però, il copione sembra scritto da altri. Da una parte Mathieu van der Poel, già a segno all’Omloop Het Nieuwsblad e due volte alla Tirreno-Adriatico. Dall’altra Tadej Pogačar, campione del mondo capace di incendiare la corsa fin dalla Cipressa, cambiando ritmo e fisiologia della gara.
Quando due corridori riescono a fare la differenza su una salita di cinque chilometri pedalata oltre i 400 watt medi dopo sei ore di corsa, la Sanremo smette di essere attendista. Diventa selettiva. Van der Poel e Pogačar non aspettano il Poggio per muoversi: anticipano, alzano la soglia, costringono tutti a una gestione al limite del fuorigiri. E chi ha gamba da velocista puro rischia di pagare.
Ecco perché Philipsen sceglie un ruolo più prudente. “Andrò in modo più difensivo”, dice. Tradotto: lascerà carta bianca a van der Poel sugli strappi decisivi e poi leggerà la corsa dalla seconda linea. Dopo il Poggio guarderà il gruppo in cui si troverà e capirà per quale piazzamento potrà lottare. Strategia lucida, da squadra che ha già vinto qui nel 2023 e nel 2025 con l’olandese e che punta addirittura al quarto successo consecutivo.
Il belga non chiude però la porta ai velocisti. Nove volte su dieci, ammette, è una giornata persa se si guarda solo al risultato. Ma quei chilometri nelle gambe contano. La Sanremo non si salta. Si onora, anche per una possibilità minima.
Interessante anche la sua lettura sugli outsider. Non solo il duello annunciato tra i due fenomeni. Philipsen cita scenari diversi: un gruppetto ristretto in cima al Poggio oppure l’azione solitaria di un uomo in stato di grazia, come fece Filippo Ganna restando agganciato ai migliori. E poi lancia un nome: Wout van Aert. Alla Tirreno-Adriatico ha dato segnali convincenti, solidità in salita e passo lungo in pianura. Se resta a contatto sul Poggio, in via Roma può diventare pericoloso.
Quanto alla propria condizione, Philipsen ammette di aver pagato un filo di freschezza dopo l’ultimo blocco di corse. La vittoria a Nokere gli ha dato morale e conferme: la gamba c’è. Ora conta digerire lo sforzo della Tirreno e presentarsi al via nella miglior versione possibile.
La Classicissima non perdona. Serve potenza per reggere gli scatti sulla Cipressa, posizione perfetta in scia sul Poggio e freddezza nel finale. Philipsen lo sa. Questa volta parte un passo indietro, ma in una corsa così lunga basta un attimo per passare dalla difesa all’attacco.
Francesco
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