Tadej Pogačar torna alla Milano-Sanremo con un chiodo fisso: alzare finalmente le braccia sulla Via Roma. La Classicissima è uno dei due Monumenti che ancora mancano nel suo palmarès, insieme alla Parigi-Roubaix. E quest’anno l’UAE Team Emirates-XRG cambia pelle per dargli l’assalto definitivo.
Il dato è chiaro: formazione profondamente rinnovata rispetto al 2025. Fuori pedine pesanti come Tim Wellens, Jhonatan Narváez, Nils Politt e Vegard Laengen, anche a causa di infortuni. Dentro volti nuovi e uomini chiamati a un compito preciso: portare Pogačar nelle condizioni ideali ai piedi della Cipressa e lanciargli la corsa in mano.
Il sette scelto da Fabio Baldato è composto da Jan Christen, Isaac Del Toro, Felix Großschartner, Brandon McNulty, Domen Novak, Florian Vermeersch e naturalmente Pogačar. Un mix che unisce motore, resistenza e capacità di tenere velocità elevate per chilometri. Perché la Sanremo non si vince solo sul Poggio: si costruisce molto prima, quando il gruppo compatto fila a oltre 45 all’ora verso il finale.
Pogačar conosce bene questa corsa. Dodicesimo nel 2020, poi una progressione costante: quinto nel 2022, quarto nel 2023, terzo nelle ultime due edizioni. Sempre più vicino, mai abbastanza. Il copione è noto: ritmo altissimo sulla Cipressa, selezione naturale, poi scatto da lontano per evitare la volata ristretta contro corridori come Mathieu van der Poel.
Ed è proprio lì che si giocherà tutto. Baldato lo ha detto senza giri di parole: per fare la differenza sulla Cipressa bisogna andare anche oltre i 35 km/h di media sulla salita. Numeri che raccontano una realtà brutale. Parliamo di una scalata breve, esplosiva, affrontata dopo 250 chilometri. Le gambe non sono svuotate dall’alta montagna, ma la velocità è folle e il margine di errore minimo. Se esiti un secondo, resti chiuso. Se perdi posizione, salti.
Isaac Del Toro sarà l’uomo chiave. Reduce da una convincente Tirreno-Adriatico e già protagonista alla Strade Bianche, il messicano può imporre un passo feroce nel momento decisivo. Il suo compito è semplice solo sulla carta: sgranare la testa della corsa, togliere compagni agli avversari, preparare lo scatto del leader. E se le cose si mettono in modo imprevisto, può diventare un piano B credibile.
Attenzione anche a Brandon McNulty, al debutto alla Sanremo: rientra dopo la caduta alla Parigi-Nizza ed è chiamato a dare profondità alla squadra nella fase centrale. Vermeersch e Novak garantiranno presenza e controllo, mentre Großschartner e Christen dovranno aiutare a mantenere alta la velocità quando la corsa si accenderà davvero.
Sul fronte opposto c’è Mathieu van der Poel, in forma brillante dopo Omloop e Tirreno-Adriatico. Baldato lo sa: staccarlo non sarà semplice. Se Pogačar vuole evitare di giocarsi tutto in uno sprint ristretto, deve anticipare. Attaccare sulla Cipressa significa prendere un rischio enorme, ma anche scegliere di correre da protagonista.
La Milano-Sanremo è una corsa strana: 300 chilometri di attesa e dieci minuti che decidono tutto. L’UAE ha cambiato uomini, non ambizione. Ora serve una squadra capace di trasformare un piano tattico in pura velocità. E poi, come sempre, tocca alle gambe di Tadej fare la differenza.
Francesco
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