Cinquant’anni dopo la sua settima e ultima vittoria alla Milano-San Remo, Eddy Merckx entra nella discussione con la lucidità di chi la Classicissima l’ha dominata davvero. Il suo consiglio a Tadej Pogačar è netto: l’attacco decisivo va sferrato sul Poggio, non sulla Cipressa.
Il campione del mondo sloveno ha già incendiato la corsa in Riviera. Negli ultimi anni ha fatto saltare il banco sulla Cipressa, imponendo un ritmo che solo Mathieu van der Poel e, in un’occasione, Filippo Ganna sono riusciti a reggere. Eppure, nonostante cinque partecipazioni e piazzamenti in costante crescita – fino a due terzi posti – la Via Roma continua a respingerlo. Quando si arriva in volata ristretta dopo quasi 300 chilometri, il suo spunto non è quello dei velocisti pesanti. E Van der Poel, in uno sprint a due o a tre, parte con i favori del pronostico.
Merckx legge la corsa con l’esperienza di chi ha vinto sette volte: sulla Cipressa puoi anche fare il vuoto, ma il terreno per rientrare c’è. Lo sviluppo metrico conta meno della potenza pura; conta la scia, conta la collaborazione dietro. Se il vento soffia contrario, un’azione da lontano si spegne. Anche se ti chiami Pogačar.
Il Poggio, invece, è un’altra storia. È più corto – 3,7 chilometri – ma arriva dopo quasi sette ore di gara. Le gambe bruciano, i gregari sono finiti, l’assetto in sella non è più perfetto. Lì serve uno scatto violento, ripetuto, capace di mandare fuorigiri chi ha resistito fino a quel momento. Merckx è chiaro: Tadej deve staccare Van der Poel prima dello scollinamento. Perché se si presentano insieme sul rettilineo finale, la distanza accumulata diventa un alleato dell’olandese, non suo.
Il confronto tra i due accende la vigilia. Van der Poel si è già mostrato brillante: vittoria all’Omloop Het Nieuwsblad e due successi di tappa alla Tirreno-Adriatico. Non è uno che si fa sorprendere facilmente. Lo ha detto lui stesso: se è anche solo all’1% in meno, Pogačar lo lascia sulla Cipressa. Ma quando è al massimo, regge e rilancia.
Pogačar, dal canto suo, ha aperto la stagione con un’altra cavalcata solitaria alla Strade Bianche. La condizione c’è. Però la UAE Team Emirates-XRG arriva alla San Remo con assenze pesanti: Tim Wellens e Jhonatan Narváez, pedine chiave nel lavoro di preparazione agli scatti, sono fuori per infortunio. Narváez era stato l’ultimo uomo nell’assalto sulla Cipressa dello scorso anno. Senza quel tipo di supporto, anticipare troppo diventa ancora più rischioso.
Merckx vede in Pogačar la stessa fame che aveva lui da giovane. Ricorda le sue vittorie larghe, le azioni da lontano, quella determinazione feroce che piega la corsa. Ma evita paragoni tra epoche diverse. Le strade cambiano, le bici cambiano, la preparazione cambia. Restano la testa della corsa e il coraggio di restarci da soli.
Per Pogačar la Milano-San Remo è l’ultimo tassello per avvicinarsi al club ristrettissimo di chi ha conquistato tutti e cinque i Monumenti. Merckx, De Vlaeminck, Van Looy. Nomi scolpiti nell’asfalto. Sabato non servirà solo la forza. Servirà scegliere il momento esatto, il rapporto giusto, la traiettoria perfetta sul Poggio. E poi buttarsi in discesa senza esitazioni.
La Classicissima non perdona. Ma premia chi sa colpire quando tutti sono al limite. Francesco
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