Jonas Vingegaard conquista finalmente la Parigi-Nizza e lo fa da padrone, anche se l’ultima cartolina dalla Promenade des Anglais racconta un’altra storia: quella dello scatto vincente di Lenny Martinez, capace di batterlo in una volata a due dopo 129 chilometri nervosi attorno a Nizza.
La classifica generale non è mai stata davvero in discussione nell’ultima tappa. Il danese della Visma-Lease a Bike ha corso con la sicurezza di chi sa di avere il controllo della corsa e la squadra per difenderlo. Ma quando la strada si è impennata sulla Côte du Linguador (3,3 km all’8,2%), Vingegaard ha voluto chiudere il cerchio con un’altra vittoria di tappa.
Davanti, il lavoro di Victor Campenaerts è stato chirurgico. Un forcing progressivo, rapporto lungo e cadenza alta, che ha sfilacciato il gruppo compatto fino a ridurlo a un drappello di uomini esausti. Quando Campenaerts si è spostato, Vingegaard ha cambiato ritmo con decisione. Uno scatto secco, di quelli che non ammettono repliche. Solo Lenny Martinez ha tenuto la ruota, agile e leggero sui pedali nelle rampe più dure.
I due hanno fatto il vuoto in pochi tornanti. In cima avevano già mezzo minuto su un gruppetto inseguitore composto, tra gli altri, da Kévin Vauquelin e Georg Steinhauser. Dietro collaborazione discreta, ma mai davvero efficace. Davanti, invece, intesa totale fino agli ultimi chilometri.
Martinez e Vingegaard hanno cambiato regolarmente, tenendo alta l’andatura nel tratto verso lo stadio Allianz Riviera. Nessun regalo, però. Negli ultimi mille metri il danese si è messo in scia, controllando ogni movimento del francese. Posizione aerodinamica, mani basse, pronto al rilancio.
Martinez ha aspettato. Poi, ai 300 metri, ha lanciato la volata con coraggio. Rapporto duro, bici che ondeggia appena sotto la spinta massima. Vingegaard è uscito dalla sua scia, ma non è riuscito ad affiancarlo del tutto. Una manciata di centimetri ha separato i due sulla linea: tappa al francese, generale al danese.
Per Vingegaard è un successo dal peso specifico alto. La Parigi-Nizza era l’unica grande corsa a tappe di una settimana che gli mancava. In questa edizione ha costruito il trionfo con autorità: prima prendendo la leadership, poi consolidandola con un attacco da lontano nella quinta tappa, infine controllando ogni situazione critica.
Critica lo è stata davvero per Red Bull-Bora-Hansgrohe. Dani Martínez, secondo in classifica generale al via dell’ultima frazione, è finito a terra in modo rocambolesco dopo un contatto con il compagno Laurence Pithie. Un colpo duro, fisico e mentale. Il colombiano è ripartito dolorante mentre la squadra si è riorganizzata in fretta dall’ammiraglia. Aleksandr Vlasov e lo stesso Pithie hanno tirato a fondo per limitare i danni. Alla fine Martínez ha salvato il secondo posto nella generale, segno di carattere oltre che di gambe.
Alle loro spalle Steinhauser ha difeso il podio con solidità, respingendo gli attacchi di Vauquelin sulla salita chiave. Una prova di maturità su un terreno selettivo, in una tappa corsa quasi sempre a ritmo sostenuto fin dalle prime salite.
Il bilancio finale parla chiaro: Vingegaard ha dominato la corsa verso il sole, dimostrando condizione e controllo tattico. Martinez si prende il prestigio della vittoria di tappa, ma la maglia gialla sale sul gradino più alto del podio con pieno merito.
E quando un corridore che ha già vinto Tour e grandi corse a tappe dice che “finalmente” ha centrato l’obiettivo, significa che quella fame lì è ancora intatta. Ed è questo che fa la differenza.
Francesco
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