Ultimo giorno, ultima battaglia sulle colline sopra Nizza. La Parigi‑Nizza si chiude con il suo circuito nervoso: tre GPM di prima categoria concentrati in 129 chilometri, strade secche dopo il diluvio del giorno prima e gruppo subito a fuoco. Non è una passerella, è una resa dei conti.
Davanti prova a nascere la fuga buona con Trentin, Thomas, Van den Bossche e altri uomini di fatica. Ma sulle rampe del Col de la Porte cambia lo scenario. Decathlon e Movistar alzano il ritmo per lanciare Prodhomme e Cepeda, poi è Valentin Paret‑Peintre ad accendere la miccia: scatta, prende la testa della corsa e forza l’andatura su pendenze attorno al 7%. Dietro la maglia gialla controlla. Vingegaard non si limita a difendere: passa per primo dal gruppo sui GPM, raccoglie punti e mette le mani anche sulla classifica degli scalatori.
La corsa si spezza definitivamente sulla Côte de Châteauneuf‑Villevieille. INEOS impone passo, il gruppo si riduce a una trentina di unità e arriva il colpo di scena: Dani Martínez, secondo in generale, cade dopo un contatto con un compagno. Riparte dolorante, perde oltre un minuto, mentre davanti nessuno aspetta. È ciclismo vero: chi ha le gambe e la squadra resta davanti, chi rincorre lotta contro il cronometro.
Paret‑Peintre insiste, scollina ancora per primo e sogna doppietta tappa‑maglia a pois. Ma la Visma‑Lease a Bike ha il controllo totale della situazione. Armirail, Campenaerts, Kelderman: turni regolari, ritmo alto, niente strappi inutili. Il distacco si assottiglia fino all’aggancio prima dell’ultima salita, la Côte du Linguador: 3,3 km all’8,2%. Pochi numeri, tanta sostanza.
È qui che Vingegaard decide di chiudere i conti. Campenaerts accelera, il gruppo va in fila indiana. A 21 chilometri dall’arrivo la maglia gialla scatta. Azione secca, da corridore che vuole dominare fino in fondo. Solo Lenny Martinez riesce a saltargli in scia. Gli altri – Vauquelin, Steinhauser, Tejada – si organizzano dietro ma perdono terreno.
Vingegaard passa per primo anche sull’ultimo GPM, blindando la maglia a pois. Davanti restano in due, in perfetto equilibrio: il danese regolare, potente, Martinez agile e reattivo. In discesa il francese rischia qualcosa in più, poi sul piano collaborano. Il vantaggio regge: trenta secondi ai 10 chilometri, margine sufficiente per giocarsi tutto in una volata a due.
Sotto la flamme rouge inizia la partita a scacchi. Nessuno vuole partire lungo. Il ritmo si spegne, gambe dure dopo una settimana a tutta. Martinez è costretto a lanciare per primo lo sprint, lungo, quasi ai 250 metri. Vingegaard esce dalla scia, prova a rimontare, ma il francese tiene la linea e resiste fino al colpo di reni. Tappa a Lenny Martinez, classe 2003, che conferma un talento sempre più concreto nelle corse a tappe di una settimana.
Dietro, Tejada regola il gruppo inseguitore. Dani Martínez, dolorante, stringe i denti e difende il secondo posto in classifica generale. Nessun ribaltone sul podio: Vingegaard vince la Parigi‑Nizza con 4’23” su Martínez e 6’07” su Steinhauser. E non si accontenta: generale, punti e scalatori. Un dominio netto, costruito a colpi di ritmo in salita e gestione impeccabile del gruppo.
Martinez si prende la gloria del giorno. Vingegaard si prende la corsa. E quando un leader controlla così, rilancia sugli strappi e chiude ogni spiraglio agli avversari, il messaggio è chiaro: la condizione è già da grandi obiettivi.
Francesco
20
