Al Trofeo Alfredo Binda non vince mai chi aspetta. Qui si resiste, si soffre e si rilancia. E quest’anno, sui 146 chilometri ridotti per la neve notturna, Karlijn Swinkels ha fatto tutto nel momento giusto: ha tenuto duro sulle rampe di Orino, ha letto la corsa con freddezza e ha piazzato uno sprint secco che le vale la prima vittoria in carriera nel Women’s WorldTour.
La classica varesina, la più antica del calendario mondiale femminile, ha proposto il solito copione crudele: cinque giri finali da 17,6 km, con i denti del Casale (800 metri al 7% con punte al 10%) e soprattutto l’Orino, 4 chilometri arcigni, tornanti stretti e scollinamento a 7,5 km dal traguardo di Cittiglio. Terreno da finisseur, non da velocista pura. Terreno dove il gruppo si sgrana da dietro, giro dopo giro.
La prima parte è stata controllata. Hannah Ludwig ha provato l’assolo, tenuta a distanza da una UAE Team ADQ compatta e lucida. Quando il ritmo si è alzato davvero, sul terzo passaggio a Orino, la corsa ha cambiato pelle: gruppo ridotto, volti tirati, attacchi a ripetizione. Elisa Longo Borghini ha acceso la miccia, Kasia Niewiadoma ha risposto, poi SD Worx-Protime ha messo ordine con Anna van der Breggen a scandire il passo.
Nel finale si è formata la selezione decisiva. Dentro c’erano Swinkels, Van der Breggen, Pfeiffer Georgi e la coraggiosa Mie Bjørndal Ottestad. UAE aveva piazzato tre pedine nel movimento precedente: Gasparrini e Persico avevano lavorato, preparando il terreno alla compagna olandese. Quando la strada ha impennato per l’ultima volta verso Orino, Van der Breggen ha forzato senza tregua. Ritmo costante, nessuno scatto secco ma progressione che svuota le gambe. Georgi si è staccata, Ottestad ha stretto i denti, Swinkels è rimasta incollata alla ruota, economizzando ogni watt.
Scollinamento con quasi 50” sul gruppo delle inseguitrici, dove Vos e Longo Borghini provavano a riaprire i giochi. Ma davanti c’era collaborazione a intermittenza: Van der Breggen, consapevole di avere Kopecky e Vas dietro, ha giocato d’astuzia e negli ultimi chilometri si è messa in coda, lasciando lavorare le altre. Una partita a scacchi lanciata a oltre 40 all’ora.
Ottestad ha tentato l’ultimo affondo ai 4 km, gesto generoso che però ha esaurito le scorte. Si è arrivati così a una volata a tre. E lì Swinkels ha mostrato la differenza tra resistere e vincere: sprint potente, traiettoria pulita, cambiata secca negli ultimi 200 metri. Van der Breggen battuta, Ottestad terza dopo una giornata da protagonista.
Non era lo scenario previsto per UAE, e proprio per questo la vittoria pesa doppio. Swinkels ha raccontato di essere partita con l’idea di aspettare lo sprint di gruppo, ma l’azione con Persico e Gasparrini ha cambiato i piani. Squadra presente in ogni frangente, quattro atlete nelle prime venti: controllo, profondità, personalità. Dopo l’arrivo di Longo Borghini il salto di qualità è evidente.
Per Swinkels è la seconda affermazione stagionale dopo il successo a Binissalem-Andratx. Per il Trofeo Binda è la conferma di una verità semplice: qui non vince la più forte in assoluto, ma chi sa leggere l’ultimo Orino con testa fredda e gambe calde.
Francesco
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