Mathieu van der Poel ha già acceso la miccia. Due vittorie di tappa alla Tirreno-Adriatico, gamba brillante, sensazioni solide. Il motore gira alto e regolare, come deve fare quando all’orizzonte c’è la prima Monumento dell’anno. Milano-Sanremo non perdona chi arriva con mezzo watt in meno sulla Cipressa o con un attimo di esitazione sul Poggio. E l’olandese lo sa bene.
Dopo aver messo in bacheca l’Omloop Nieuwsblad con un’azione solitaria delle sue, Van der Poel ha usato la Tirreno per rifinire la condizione. Non per fare scena, ma per trovare quel ritmo gara che nessun allenamento può replicare davvero. Le sue parole sono chiare: la forma c’è, la preparazione è stata buona, e non sente di dover aggiungere altro nei sei giorni che lo separano dalla Classicissima. Quando uno come lui dice di essere soddisfatto delle gambe, significa che può fare la differenza quando la strada s’impenna davvero.
Ma il tema centrale resta uno: Tadej Pogačar. Il duello è diventato una costante delle ultime edizioni. Il campione del mondo ha infiammato la corsa dal 2022 in avanti, collezionando quinti, quarti e due terzi posti. Sempre all’attacco, sempre protagonista sulla Cipressa o sul Poggio. E sempre con Van der Poel incollato alla ruota.
Nel 2023 l’olandese lo ha fulminato con un contropiede secco sul Poggio, lasciandolo sul posto prima di involarsi verso Via Roma. Nel 2025 ha tenuto il suo forcing sulla Cipressa e poi lo ha battuto in una volata ristretta insieme a Filippo Ganna. Questo è il punto: Van der Poel non subisce l’attacco, lo assorbe. Ha la capacità di reggere accelerazioni violente in salita senza andare fuorigiri e, una volta scollinato, mantiene lucidità e potenza per giocarsi tutto allo sprint.
Eppure non si nasconde. “È solo questione di tempo prima che vinca la Sanremo”, ha detto riferendosi a Pogačar. Parole che pesano. Perché pronunciate da chi lo ha battuto due volte in modo diretto. Il margine è sottile, sottilissimo. Basta essere all’1% in meno sulla Cipressa e la corsa può esplodere definitivamente. A quei livelli, un lieve calo di freschezza diventa un buco di dieci metri che non si chiude più.
Van der Poel si aspetta che la UAE Team Emirates-XRG alzi il ritmo proprio lì, sulla penultima salita. In passato si è provato ad anticipare sui Tre Capi, ma con il rischio di presentarsi scarichi nel finale. Oggi la Sanremo è cambiata: non si aspetta più il Poggio per fare sul serio. Con Pogačar in gruppo, la selezione può partire prima e a velocità mai viste.
In questo scenario entrano anche Wout van Aert e Filippo Ganna, altri due corridori capaci di reggere i cambi di ritmo e trasformare la corsa in una sfida di potenza pura. Ma, ancora una volta, gli occhi saranno puntati su quei due: l’attaccante instancabile contro l’uomo che non molla un metro.
Van der Poel punta in alto anche nelle altre Classiche – Fiandre e Roubaix sono obiettivi dichiarati – ma la Sanremo ha un fascino diverso. È una partita a scacchi che si decide con una fucilata di gambe dopo quasi 300 chilometri. Servono testa, posizione impeccabile in gruppo e tempismo chirurgico.
Il conto alla rovescia è iniziato. La Cipressa dirà se Pogačar riuscirà finalmente a fare il vuoto. Il Poggio dirà se Van der Poel avrà ancora la forza di chiudere la porta. Poi resteranno gli ultimi metri di Via Roma, dove la storia si scrive a cinquanta all’ora.
Francesco
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