Isaac Del Toro corre con la lucidità dei campioni veri. A Camerino, nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico, ha fatto molto più che vincere: ha controllato la corsa metro dopo metro e ha messo le mani, quasi definitivamente, sulla Maglia Azzurra.
I 188 chilometri da San Severino Marche a Camerino, con oltre 4.000 metri di dislivello e il Sassotetto da 13,1 km al 7,3%, non erano terreno per improvvisare. Davanti si forma una fuga di sette uomini promossa da Filippo Ganna. Il gruppo lascia fare fino a oltre quattro minuti, poi la corsa cambia faccia sulle rampe verso l’arrivo, un circuito nervoso con lo strappo finale di 3 chilometri da ripetere tre volte.
UAE Team Emirates-XRG tiene la situazione sotto controllo. Quando Julian Alaphilippe forza il ritmo, il gruppo compatto si assottiglia e iniziano a saltare nomi pesanti. Richard Carapaz prova ad anticipare, rientra sui resti della fuga, ma l’ammiraglia UAE ordina di alzare il passo: Del Toro non vuole sorprese.
Il momento chiave arriva a 24 chilometri dall’arrivo. La Visma-Lease a Bike si porta in testa e spezza il gruppo. Restano una ventina di uomini. Del Toro rimane presto isolato, con il solo Jan Christen a dargli una mano. Non è una situazione comoda quando ti giochi la generale. Ma è qui che si misura la gamba di un leader.
Sull’ultima scalata verso Camerino partono gli scatti. Ben Healy attacca da lontano. Poi tocca a Giulio Pellizzari, secondo in classifica, che prova due volte a fare la differenza. L’affondo più violento arriva ai -700 metri: un’accelerazione secca, in piedi sui pedali. Del Toro non si scompone. Non chiude di scatto, ma progressivo, senza andare fuorigiri. Lo riprende con passo regolare, segno che la gestione dello sforzo è totale.
A 500 metri dal traguardo è il messicano a cambiare ritmo. Matteo Jorgenson gli rimane incollato alla ruota. Parte quasi una volata a due in salita, di quelle che ti bruciano le gambe e ti riempiono di acido lattico. Jorgenson prova ad anticipare, lancia lungo. Del Toro resta seduto un istante, poi si alza e piazza l’allungo definitivo. Potenza e timing. Tre secondi di margine sul traguardo e 10” di abbuono che pesano come pietre sulla classifica.
Dietro, Tobias Halland Johannessen beffa Jorgenson per la seconda piazza di tappa. Pellizzari limita i danni ma paga nove secondi. In generale conserva il secondo posto, con un solo secondo di vantaggio su Jorgenson. Ma la sensazione è chiara: Del Toro ha il controllo.
Questa vittoria non nasce solo dallo scatto finale. Nasce dalla capacità di leggere la corsa quando sei isolato, dalla scelta di non seguire ogni attacco con nervosismo, dalla gestione dello sforzo su una salita breve ma esplosiva. Quando rispondi sempre senza mai scomporsi, mandi un messaggio al gruppo: oggi comando io.
Con la tappa conclusiva destinata ai velocisti a San Benedetto del Tronto, la Tirreno-Adriatico 2026 è saldamente nelle mani del messicano. A Camerino ha dimostrato freddezza, brillantezza e maturità tattica. Non ha solo difeso la Maglia Azzurra. L’ha blindata con classe.
Francesco
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