Quarantasette chilometri. Neve ai lati della strada, pioggia battente in partenza e un gruppo già provato da sei giorni di battaglia. La settima tappa della Parigi-Nizza 2026 è stata tutto fuorché una frazione normale. Da giornata regina con arrivo in quota ad Auron si è trasformata in uno sprint nervoso verso Isola-Village. E in questo scenario surreale Dorian Godon ha colpito con lucidità e potenza, regalando alla Ineos Grenadiers la vittoria.
Il maltempo ha stravolto i piani. Prima la cancellazione dell’arrivo in salita, poi un’ulteriore riduzione: partenza spostata 73 chilometri più avanti e gara accorciata a soli 47 km. I corridori hanno raggiunto in autobus il nuovo via a Le Broc, mentre lungo il percorso la neve si accumulava ai bordi dell’asfalto. Dodici ritiri prima ancora di partire raccontano meglio di qualsiasi parola la durezza della settimana.
Anche l’avvio è stato caotico: cadute prima del chilometro zero, un problema meccanico, partenza ritardata. Quando finalmente la bandierina si è abbassata, la Visma-Lease a Bike ha preso subito la testa della corsa per proteggere Jonas Vingegaard. In giornate così non si vince la generale, ma si può perderla per una scivolata o per un ventaglio inatteso.
Tim Marsman ha provato a spezzare l’equilibrio a 34 chilometri dall’arrivo. Azione coraggiosa, ma destinata a spegnersi sotto il controllo delle squadre dei capitani. Anche Nicolas Vinokurov ha tentato il contropiede nel finale, sfruttando la conoscenza delle strade di casa, ma il gruppo compatto non ha concesso spazio. Troppo alta la tensione, troppo corta la tappa per lasciare margine.
Gli ultimi tre chilometri hanno concentrato tutto: strade bagnate, neve ai lati, posizioni da difendere. Una caduta ha coinvolto anche Harold Tejada, vincitore il giorno prima, segnale di quanto fosse sottile il limite tra equilibrio e asfalto.
Qui è salita in cattedra la Ineos. Treno pulito, deciso. Josh Tarling e Sam Watson hanno lanciato Godon nel punto esatto in cui uno sprinter deve trovarsi: coperto fino ai 200 metri, con strada davanti e rapporti pronti per lo scatto secco. Carlos Rodríguez aveva già lavorato a lungo per tenere alto il ritmo. Quando Godon ha aperto il gas, lo ha fatto con decisione. Trenta secondi a tutta, testa bassa e bici che fila dritta. Biniam Girmay e Cees Bol hanno provato a saltarlo, ma il francese ha tenuto la linea e la velocità fino al colpo di reni.
È la sua prima vittoria con la Ineos, la terza in carriera nel WorldTour. Un successo costruito più di squadra che di istinto, nato in una giornata che poteva diventare solo un trasferimento controllato e che invece ha richiesto concentrazione assoluta.
Dietro, Vingegaard ha fatto il suo mestiere: restare davanti quando conta, evitare guai, gestire la pressione. Il danese ha anche espresso dubbi sulla lunghezza della tappa, ritenendola ancora eccessiva viste le condizioni. Opinione comprensibile, guardando le immagini di corridori infreddoliti e strade al limite della praticabilità. Ma la maglia gialla è rimasta salda sulle sue spalle. Con il margine accumulato nelle tappe precedenti, compreso l’attacco da lontano che ha segnato la corsa, si è presentato al via dell’ultima frazione verso Nizza con la corsa in pugno.
Una tappa anomala, compressa e gelida, che ha premiato organizzazione e freddezza mentale. In mezzo al caos, ha vinto chi ha saputo mantenere ordine. Francesco
20
