Centottantotto chilometri, quasi 4.000 metri di dislivello e un finale da togliere il respiro sulle rampe di Camerino. La sesta tappa della Tirreno-Adriatico 2026 ha messo a nudo la corsa e ha consacrato definitivamente Isaac Del Toro. Il messicano non si è limitato a difendere la maglia azzurra: ha attaccato, controllato e poi chiuso il conto con una progressione pulita negli ultimi 200 metri. Vittoria di tappa e classifica generale blindata.
La giornata si è accesa subito. Van Aert e Van der Poel hanno provato a forzare il ritmo nei primi chilometri, spingendo il gruppo compatto oltre i 47 km/h. Nessuna fuga buona fino all’attacco di Filippo Ganna, a cui si sono agganciati Mühlberger, Albanese, Braz Afonso, Calzoni, Kielich e Silva. Sette uomini al comando, oltre quattro minuti di vantaggio, mentre il Sassotetto – cima più alta della settimana – iniziava a fare selezione.
In salita il ritmo si è regolarizzato, ma dietro UAE Team Emirates-XRG ha lasciato fare senza mai perdere il controllo. Kielich è transitato per primo al GPM, ma la vera corsa è esplosa più tardi, sul circuito finale di Camerino. Tre passaggi sulla salita conclusiva: pendenze secche, punte oltre il 20%, strada che si impenna e non perdona chi resta senza rapporto.
Lì è entrato in scena Julian Alaphilippe. Il francese ha preso in mano il gruppo e ha martellato per chilometri, riducendo il distacco dalla fuga da quattro minuti a meno di tre in una manciata di chilometri. Un lavoro feroce, utile al compagno Storer ma anche ai big della generale. Il gruppo si è assottigliato fino a una quarantina di unità, poi ancora meno.
Nel caos degli attacchi è partito anche Richard Carapaz. Accelerazione secca, ponte sui fuggitivi inseguitori e per un momento classifica virtuale in bilico. Ma quando la strada ha smesso di salire con cattiveria, il lavoro di Jan Christen e Kevin Vermaerke ha riportato ordine. UAE davanti, ritmo costante, niente fuorigiri inutili. La maglia azzurra sempre nelle prime posizioni, assetto raccolto, pedalata rotonda.
A 20 chilometri dall’arrivo erano rimasti in venticinque. Poi l’ultima scalata a Camerino ha fatto detonare tutto. Van Aert ha provato l’anticipo con uno scatto seduto, potente ma controllato. Healy ha rilanciato, Pellizzari ha risposto due volte cercando l’affondo sulle rampe più dure. Ogni volta Del Toro era lì, incollato alla ruota giusta, senza scomporsi.
Sotto il triangolo dell’ultimo chilometro Pellizzari ha raggiunto Healy, ma la selezione vera l’ha firmata Matteo Jorgenson a 500 metri dalla conclusione. Accelerazione decisa, fuori sella. Del Toro ha reagito immediatamente, saltando di rapporto con fluidità. I due hanno scavato pochi metri decisivi sugli inseguitori.
Negli ultimi 200 metri il messicano ha dato la sensazione di avere ancora qualcosa. Nessun fuorigiri, nessuna sbandata. Ha alzato la frequenza, ha spinto rapporto con autorità e ha tagliato il traguardo in 4h46’50”. Tobias Halland Johannessen ha chiuso secondo a 3”, superando Jorgenson. Pellizzari, quarto a 9”, ha perso secondi preziosi.
La classifica generale ora parla chiaro: Del Toro comanda con 42” su Pellizzari e 43” su Jorgenson. Roglič è quinto a 1’21”. Domani tappa più semplice, ma la Tirreno è già nelle mani di chi oggi ha dimostrato di essere il più forte quando la strada sale e le gambe bruciano.
Questa non è stata solo una difesa della maglia. È stata una dimostrazione di controllo, lettura tattica e potenza nel momento chiave. La Tirreno-Adriatico 2026 ha trovato il suo padrone.
Francesco
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