Harold Tejada ha scelto il momento perfetto: scollinare con i migliori, infilarsi in discesa e non voltarsi più. La sesta tappa della Parigi-Nizza, 179,3 chilometri da Barbentane ad Apt, si è decisa così. Un colpo secco sul GPM di seconda categoria della Côte de Saignon e via, a testa bassa verso il traguardo. Per il colombiano della XDS-Astana è la prima vittoria WorldTour, la seconda in carriera. Un successo costruito con coraggio e sangue freddo.
La giornata era partita con un gruppo già ridotto dagli abbandoni, tra cui quello di Oscar Onley. Per 40 chilometri attacchi a ripetizione, scatti che si annullavano a vicenda. Alla fine sono riusciti ad andare via Josh Tarling, Arthur Kluckers, Steff Cras e Igor Arrieta. Nessun pericolo per la classifica generale: oltre 35 minuti di ritardo. Via libera dalla maglia gialla Jonas Vingegaard e dalla sua Visma-Lease a Bike.
La corsa ha preso ritmo vero sul Col de l’Aire Deï Masco. Lidl-Trek ha forzato, Søren Kragh Andersen ha rilanciato in prima persona riducendo il margine della fuga. In testa sono rimasti Tarling, Arrieta e Kluckers, ma il gruppo compatto aumentava i giri. Sull’approccio alla Côte de Saignon il destino della tappa era segnato.
Ai piedi dell’ultima salita Arrieta e Tarling hanno resistito ancora qualche centinaio di metri, poi Lidl-Trek – con Kämna – e Visma – con Campenaerts – hanno chiuso definitivamente. A quel punto è iniziata la partita vera tra gli uomini di classifica. Lenny Martinez ha aperto le ostilità, Vingegaard ha controllato senza scomporsi, Vauquelin e Paret-Peintre hanno provato a smuovere le acque. Marcature strette, nessuno disposto a concedere un metro.
È proprio in quel gioco di sguardi che Tejada ha colpito. Il colombiano aveva appena superato un problema meccanico nel momento peggiore, prima della salita finale. Rientrare non è stato semplice: serve testa, serve gamba, serve fiducia nei compagni e nell’ammiraglia. Aleksandr Vinokourov gli ha parlato chiaro via radio: scatta in cima, sfrutta la discesa. Tejada ha eseguito.
Ha scollinato con una manciata di secondi, si è buttato giù con decisione, traiettorie pulite, bici stabile. Nelle strade strette e leggermente in ascesa di Apt ha spinto un rapporto lungo, senza esitazioni. Dietro Cofidis ha provato a organizzare l’inseguimento, ma l’accordo era fragile. Dorian Godon ha regolato il gruppetto per il secondo posto davanti a Lewis Askey, ma sei secondi al traguardo hanno separato gli inseguitori da Tejada.
Per la XDS-Astana è la seconda vittoria in questa edizione della Corsa verso il Sole. Per Tejada è la conferma di una crescita fatta di pazienza. A 28 anni ha colto l’attimo in una tappa nervosa, dove la differenza tra vincere e restare nel gruppo è una frazione di secondo, una pedalata fatta con convinzione in più.
In classifica generale non cambia nulla in vetta. Vingegaard resta saldamente al comando per il terzo giorno consecutivo. Il fine settimana porterà la corsa sulle grandi salite, con l’arrivo ad Auron che potrebbe ridisegnare le gerarchie. Ma con il margine accumulato, il danese obbliga tutti a inventarsi qualcosa di straordinario.
Intanto, ad Apt, la scena è per Harold Tejada. Uno scatto sopra il GPM, una discesa a tutta e quel gesto di esultanza finalmente liberatorio. Nel ciclismo, a volte, basta un attimo. Lui lo ha trasformato in vittoria.
Francesco
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