La Parigi-Nizza continua a lasciare segni profondi nel gruppo. Dopo le cadute, il gelo e le tappe corse sul filo dei nervi, arriva un’altra perdita pesante: Oscar Onley è sceso di sella prima della sesta frazione. Malattia. Nessuna partenza da Barbentane verso Apt e classifica generale che perde uno dei suoi uomini più attesi.
Il britannico della Ineos Grenadiers era decimo in graduatoria, a 11’23” da Jonas Vingegaard, ma il distacco racconta solo una parte della storia. La sua corsa, di fatto, si era incrinata nella quarta tappa: pioggia battente, velocità altissime, gruppo spezzato, cadute a catena. Una giornata da classica del Nord, più che da corsa a tappe francese di inizio marzo. Onley era rimasto invischiato tra problemi meccanici e cadute, perdendo terreno quando la testa della corsa viaggiava già a pieni giri.
E pensare che l’avvio era stato solido. Con la Ineos aveva centrato la vittoria nella cronometro a squadre della terza tappa, un banco di prova tecnico dove l’assetto, la rotazione dei cambi e la gestione dello sforzo fanno la differenza. In quelle situazioni non conta solo la gamba: serve precisione millimetrica nei cambi, capacità di restare coperti in scia e rilanciare senza mandare fuori giri i compagni. Onley aveva risposto presente, confermando le aspettative di chi lo ha voluto come uomo da classifica per i grandi giri.
Il suo passaggio anticipato alla Ineos, chiudendo prima del previsto l’esperienza con Picnic PostNL, era stato uno dei movimenti chiave dell’ultimo ciclomercato. Quarto al Tour de France 2025, scalatore puro ma capace di difendersi a cronometro, Onley rappresenta uno dei pilastri del nuovo progetto britannico insieme a Kévin Vauquelin. Alla Volta ao Algarve aveva già mostrato continuità, chiudendo quarto e lasciando intravedere margine in salita quando la strada si impenna e il rapporto si fa agile.
A Parigi-Nizza, però, la corsa ha presentato il conto. Le condizioni meteo estreme hanno provocato un’ondata di ritiri: quindici corridori fermi già nella quarta tappa. Tra loro anche Juan Ayuso, allora leader della generale, finito a terra in una discesa ad alta velocità. Asfalto viscido, gruppo compatto, rilanci violenti dopo ogni curva: basta un attimo per perdere l’equilibrio e trascinare altri uomini con sé. Quando si cade a quelle andature, non perdi solo secondi. Perdi ritmo, brillantezza, fiducia.
Onley ha stretto i denti fino alla sesta tappa, poi la resa forzata. Insieme a lui non sono partiti Julien Bernard, Iván Romeo – anche lui alle prese con problemi fisici – e Rick Pluimers. Segno di una corsa che ha svuotato le gambe e fiaccato gli organismi.
Per la Ineos la battaglia in classifica resta aperta con Vauquelin, quarto a 6’09” da Vingegaard. Non è una posizione comoda, ma in una settimana così logorante tutto può ancora succedere, soprattutto quando le tappe si accorciano per neve e maltempo e l’intensità si concentra in pochi chilometri corsi a tutta.
Ora l’attenzione si sposta sul calendario di Onley. La prossima gara prevista è la Volta a Catalunya a fine marzo, ma non ci sono conferme sul suo rientro. Dopo uno stop per malattia serve prudenza: meglio perdere qualche giorno che compromettere il lavoro verso gli obiettivi veri, quelli che si misurano sulle tre settimane, dove la gestione dello sforzo e la solidità giorno dopo giorno valgono più di uno scatto isolato.
La Parigi-Nizza 2026 si conferma corsa spietata. Non perdona errori, non concede tregua. E quest’anno sta chiedendo un prezzo altissimo.
Francesco
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