Giulio Pellizzari ha 22 anni, le gambe leggere e una maglia azzurra sulle spalle che pesa come una promessa. Alla Tirreno-Adriatico 2026 si è preso la testa della classifica generale dopo la quarta tappa, strappandola a Isaac Del Toro per appena due secondi. Un margine minimo, costruito con intelligenza e freddezza: partiva con quattro secondi di ritardo, ha chiuso secondo alle spalle di Mathieu van der Poel e grazie ai sei secondi di abbuono si è issato al comando.
Non è solo una questione di numeri. È il modo in cui li ha guadagnati a raccontare il salto di qualità. Nel finale di Martinsicuro era coperto, poi ha visto il varco, ha “limato” come si dice nel gruppo, si è infilato con decisione e ha lanciato lo sprint. Tempismo perfetto, scelta di rapporto pulita, colpo di reni da corridore che non ha paura di sporcarsi le mani in mezzo al gruppo compatto.
Per l’Italia, a digiuno di grandi riferimenti dalla ritirata di Nibali, quella maglia azzurra ha un valore simbolico forte. Pellizzari è il primo marchigiano a guidare la Corsa dei Due Mari dai tempi di Michele Scarponi nel 2010. E lo farà sulle strade di casa, tra le colline delle Marche, dove la corsa diventa nervosa, spezzata, piena di rilanci. Terreno ideale per chi sa cambiare ritmo e non va in fuorigiri quando la pendenza si impenna.
Davanti a lui c’è un duello che profuma di futuro. Isaac Del Toro, coetaneo per una manciata di giorni, è l’avversario di sempre. Si sono sfidati tra gli juniores, poi al Tour de l’Avenir 2023, vinto dal messicano. Nel 2024 Del Toro è passato professionista con UAE, ha vinto subito al Tour Down Under e nel 2025 ha tenuto il Giro d’Italia in pugno per due settimane, cedendo solo sull’ultima grande montagna verso Sestriere dopo il braccio di ferro tattico sul Colle delle Finestre. Numeri e personalità da uomo da corse a tappe.
Pellizzari ha scelto un’altra strada. Tre stagioni di apprendistato con Bardiani, poi il salto nel 2025 alla Red Bull-Bora-Hansgrohe. Al Giro 2024 era arrivato secondo dietro Pogačar in una tappa di montagna che lo aveva messo sotto i riflettori. Nel 2025 ha confermato solidità da classifica: vittoria di tappa alla Vuelta, sesto posto al Giro e nella generale finale in Spagna. Quest’anno parte da capitano designato alla Tirreno e, soprattutto, al Giro d’Italia.
“Mi sento meglio rispetto all’anno scorso”, ha detto con una sicurezza che non è arroganza. È la consapevolezza di chi ha imparato a muoversi nel gruppo, a guadagnare posizioni prima di un settore chiave, a farsi trovare davanti quando la corsa esplode. L’esperienza accanto a Roglič gli ha insegnato a gestire pressione e responsabilità. Ora tocca a lui guidare l’ammiraglia emotiva della squadra.
Le prossime tappe tra Abruzzo e Marche diranno se quei due secondi diventeranno un trampolino o solo un ricordo. Del Toro ha dimostrato di saper colpire in salita e di reggere il peso della maglia. Pellizzari corre in casa, conosce ogni curva e ogni cambio di pendenza. Amicizia fuori, battaglia dentro. In classifica non si fanno sconti.
La Tirreno-Adriatico ha trovato il suo duello. E l’Italia, forse, il suo nuovo uomo da grandi giri.
Francesco
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