Venti chilometri da soli, a tutta, con il gruppo che si sfalda alle spalle. Jonas Vingegaard alla Parigi-Nizza non ha solo vinto: ha dato una lezione di gestione della corsa e di forza collettiva. E a raccontarlo meglio di tutti è stato il suo uomo chiave, Victor Campenaerts: “Killer Jonas ha distrutto tutti”.
La tappa di Colombier-le-Vieux era lunga, nervosa, con un avvio violento. Subito ritmo alto, gruppo allungato e una fuga pericolosa con dentro anche tre uomini Movistar. Visma-Lease a Bike non ha lasciato margine. Edoardo Affini ha imposto un passo regolare ma severo, tenendo la testa della corsa sotto controllo. Poi è toccato a Campenaerts entrare in scena.
Il belga si è infilato nell’azione buona, ha coperto i movimenti chiave e soprattutto ha risparmiato energie in vista del momento decisivo. Il piano era chiaro: fare selezione sulla Côte de Saint-Jean-Muzols e lanciare il capitano. Quando la strada ha iniziato a impennarsi, Campenaerts ha preso il gruppo per la gola, alzando lo sviluppo metrico e costringendo i rivali a lavorare fuori soglia.
Vingegaard lo ha detto senza giri di parole: “Avevo già un gap prima di attaccare grazie a Victor. Ha fatto un leadout incredibile, così non ero oltre il limite quando ho deciso di staccare gli altri”. Qui sta il cuore dell’azione. Non uno scatto secco da scattista, ma una progressione costruita. Prima si svuota il serbatoio degli avversari, poi si affonda.
Quando il danese ha rilanciato, la corsa è esplosa. Valentin Paret-Peintre ha provato a resistere, il resto dei pretendenti alla generale si è sbriciolato in un gruppetto ridotto. Al traguardo il distacco parlava chiaro: 2’02” sul primo inseguitore, 2’20” sugli altri uomini di classifica. In graduatoria generale il vantaggio su Dani Martínez è salito a 3’22”. Numeri da grande Giro, non da corsa di una settimana.
E pensare che dodici mesi fa, su queste strade, Vingegaard aveva lasciato la Parigi-Nizza dopo una caduta pesante. Oggi lo scenario è opposto. Due vittorie di tappa consecutive – prima a Uchon, poi questo assolo di venti chilometri – e maglia di leader saldamente sulle spalle. Per una squadra che aveva iniziato la stagione tra alti e bassi, è un’iniezione di fiducia enorme.
Campenaerts, che ha scelto di sacrificare le ambizioni personali per lavorare sui grandi obiettivi, non ha nascosto l’entusiasmo: Vingegaard è rilassato dal ritiro di dicembre, si sente pronto e non è venuto qui per “fare chilometri”, ma per dominare. E lo sta facendo con un piglio che ricorda gli attacchi da lontano di Pogačar o Van der Poel, anche se per lui non è la norma.
Visma ha già vinto le ultime due edizioni con Matteo Jorgenson. Ora punta alla terza consecutiva, ma il segnale va oltre la Nizza finale. Quando un leader riesce a finalizzare il lavoro dell’ammiraglia e dei compagni con questa freddezza, significa che gamba, testa e squadra girano nella stessa direzione.
Prima bisogna chiudere i conti sulla Promenade des Anglais. Poi arriveranno gli obiettivi più grandi. Con un Vingegaard così, il gruppo è avvisato.
Francesco
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