Due giorni dopo aver dominato le Strade Bianche per la quarta volta, Tadej Pogačar ha cambiato completamente scenario. Via la polvere toscana, dentro il fango del Nord. Destinazione: Parigi-Roubaix. Obiettivo: rifinire ogni dettaglio in vista dell’Inferno del 12 aprile.
Il campione del mondo ha pedalato insieme a Florian Vermeersch per una ricognizione di 210 chilometri, quasi sei ore in sella da Bertry fino al leggendario Vélodrome André-Pétrieux. Non una sgambata di routine, ma un’immersione totale nel pavé a cinque stelle: Trouée d’Arenberg, Mons-en-Pévèle, Carrefour de l’Arbre. I settori che decidono la corsa, quelli che spezzano il gruppo compatto e mettono a nudo la forza pura e la tecnica.
Anche senza pioggia battente – almeno a giudicare dalle immagini social – i due sono rientrati coperti di fango. Segno che quando affronti l’Arenberg a ritmo sostenuto, la bici vibra, rimbalza, ti strappa dalle mani. Qui non conta solo il motore: serve posizione in sella stabile, presa salda sul manubrio, capacità di rilancio continuo sui tratti sconnessi. Ogni settore richiede potenza esplosiva e resistenza, perché il pavé non ti lascia mai respirare.
Pogačar ha definito queste uscite “due giorni movimentati. Giorni da raccontare”. Parole semplici, ma che raccontano un approccio chiaro: niente è lasciato al caso. Dopo il secondo posto dello scorso anno, lo sloveno torna con un bagaglio tecnico più ricco. Nel 2025 illuminò la corsa all’esordio, ma pagò un errore in curva e una caduta che spalancarono la porta a Mathieu van der Poel. A fine giornata disse che, in termini di potenza, era stata la corsa più dura della sua vita. E detto da uno che ha vinto Tour e Lombardia, pesa.
La Parigi-Roubaix è una gara che ti porta spesso fuorigiri. Rapporti lunghi sul pavé per mantenere inerzia, cadenza irregolare per assorbire gli urti, continui rilanci in uscita dai settori. Se sbagli sviluppo metrico o pressione delle gomme, paghi metri a ogni vibrazione. La ricognizione serve proprio a questo: memorizzare traiettorie, capire dove il pavé è più regolare, scegliere quando stare al centro e quando cercare il bordo.
Accanto a lui ci sarà Vermeersch, secondo a Roubaix al debutto e quinto nel 2025: un uomo chiave in ammiraglia e in corsa. La UAE Emirates-XRG sa che per vincere qui serve squadra compatta, protezione nei tratti esposti al vento, posizionamento perfetto prima di ogni settore. Arrivare nelle prime dieci ruote all’ingresso dell’Arenberg non è un dettaglio: è sopravvivenza.
Intanto, Van der Poel e Wout van Aert osservano. L’olandese ha ribadito che l’obiettivo di Pogačar è evidente. Il belga ha sottolineato quanto lo sloveno stia preparando con cura la sfida. Sono schermaglie verbali, ma il messaggio è chiaro: la caccia al Monumento mancante è iniziata.
Quattordici corridori nella storia hanno vinto sia il Tour de France sia la Parigi-Roubaix. L’ultimo fu Bernard Hinault nel 1981. Pogačar vuole essere il quindicesimo. Dopo aver conquistato quasi tutto, resta l’Inferno del Nord. E quando uno come lui decide di puntare un traguardo, ogni ricognizione diventa una dichiarazione di guerra sportiva.
Francesco
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