Cento milioni in cinque anni. È questa la cifra che può cambiare il destino di una squadra che per un decennio ha dettato legge e che negli ultimi anni ha perso lo smalto delle grandi stagioni. Secondo quanto riportato da *The Times* e *The Guardian*, sarà il colosso danese dell’IT Netcompany il nuovo sponsor principale della Ineos Grenadiers.
Il marchio dovrebbe prendere il posto del brand automobilistico Ineos Grenadier nelle denominazioni ufficiali, ma la proprietà resterà saldamente nelle mani di Ineos. Dave Brailsford continuerà a guidare la struttura, con Geraint Thomas nel ruolo di Head of Racing. La sostanza, quindi, non cambia nella cabina di regia. Cambia invece la potenza di fuoco.
Parliamo di un accordo da circa 100 milioni di euro spalmati su cinque stagioni. Tradotto: circa 20 milioni l’anno solo dal nuovo title sponsor. Ma Brailsford non si accontenta. L’obiettivo è affiancare a Netcompany un secondo partner di primo livello – TotalEnergies è il nome caldo – per aggiungere altri 20 milioni dal 2027. Così il budget annuale potrebbe avvicinarsi ai 50 milioni di euro, soglia oggi necessaria per giocare alla pari con UAE Team Emirates, Lidl-Trek o Decathlon-CMA CGM.
Nel ciclismo moderno i numeri contano quanto i watt espressi in salita. Con 50 milioni puoi blindare un capitano da grandi Giri, costruire un treno per le Classiche e garantire profondità alla rosa. Senza quel margine economico, resti a inseguire nella testa della corsa mentre gli altri rilanciano.
I primi segnali di ricostruzione si sono già visti. Ineos ha investito su Oscar Onley, coprendo il buy-out dal contratto con Picnic-PostNL. E con l’ingresso di Netcompany si apre la porta a operazioni ancora più ambiziose. Paul Seixas è uno dei talenti sotto osservazione: convincerlo a lasciare in anticipo Decathlon-CMA CGM sarebbe un colpo strategico. Nomi come Jonas Vingegaard o Mads Pedersen diventano automaticamente obiettivi possibili quando il budget cresce.
Il contesto spiega l’urgenza. Negli ultimi anni Ineos ha affrontato difficoltà finanziarie: il patrimonio di Jim Ratcliffe si è ridotto e il gruppo ha tagliato diverse iniziative sportive, pur mantenendo la presenza in Formula 1 e nel calcio con il Manchester United. La squadra ciclistica non è stata smantellata, ma ha dovuto cercare alleati per restare competitiva. “Non vogliamo spendere più di quanto facciamo ora, ma per essere una super squadra serve di più”, aveva ammesso il management nel 2025. Il messaggio era chiaro: o si allarga la base, o si perde terreno.
Netcompany è una realtà solida, con un fatturato 2025 attorno al miliardo di euro e quotazione al Nasdaq di Copenaghen. È radicata in Europa e nel Regno Unito, dove ha recentemente ottenuto un importante contratto per l’aggiornamento digitale dell’aeroporto di Heathrow. Un partner strutturato, capace di sostenere un progetto a lungo termine.
L’operazione dovrebbe essere presentata ufficialmente prima del Tour de France 2026, insieme a un nuovo kit. I colori aziendali – verde scuro, bianco e nero – potrebbero rivoluzionare l’identità visiva della squadra. Non è solo un cambio di maglia: è il tentativo di riscrivere una fase storica.
Ineos vuole tornare a controllare la corsa, imporre il ritmo in salita e sedersi in testa al gruppo compatto quando la strada sale verso luglio. Con questo investimento, il messaggio al WorldTour è netto: la ricostruzione è iniziata. E stavolta non si tratta di tamponare, ma di rilanciare davvero.
Francesco
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