Pioggia tagliente, vento laterale e asfalto viscido. La quarta tappa della Parigi-Nizza 2026, da Bourges a Uchon, ha fatto esplodere la corsa e riscritto la classifica generale in poco meno di 200 chilometri. Il gruppo compatto è durato lo spazio di pochi chilometri: appena la strada ha preso direzione est, le raffiche da nord hanno acceso i ventagli.
Davanti si selezionano in quaranta. Dentro ci sono la maglia gialla Juan Ayuso e Jonas Vingegaard. Fuori, tra gli altri, resta subito Kévin Vauquelin, secondo in classifica al via. In queste situazioni non conta solo la gamba: serve posizione, squadra, sangue freddo. Chi sbaglia fila resta esposto e paga. I distacchi iniziano a scavarsi quando mancano ancora più di 150 chilometri.
La pioggia non molla. L’asfalto verso Uchon si fa tortuoso, tecnico. A 48 chilometri dall’arrivo, in discesa sulla Côte de la Croix des Cerisiers, la corsa cambia volto. Caduta ad alta velocità: Ayuso finisce a terra, dolorante sul ciglio della strada. Con lui vanno giù anche Iván Romeo, Brandon McNulty, Raúl García Pierna e Nils Politt. Per la maglia gialla la giornata finisce lì. Ritiro. Un colpo durissimo per la classifica e per l’avvio di stagione dello spagnolo.
Davanti, nel caos, Vingegaard resta in piedi. E nel ciclismo, prima di attaccare, bisogna restare in piedi. Il danese legge la corsa con lucidità, entra nel gruppo di testa ridotto a cinque unità e sull’ultima salita fa quello che sa fare: cambia ritmo e se ne va in progressione. Scatto secco, rapporto lungo, cadenza pulita nonostante il freddo. Nessuno risponde. Vince da solo e soprattutto prende il controllo della generale.
Dietro è una conta dei danni. Le cadute continuano anche nelle fasi successive: si fermano Davide Piganzoli, Pablo Castrillo, Daan Hoole – che era quarto in classifica al mattino – e Bert Van Lerberghe. In totale sono dodici i ritiri dopo la tappa. Una selezione brutale, più da classica del Nord che da “Corsa verso il Sole”.
In classifica generale ora il margine è netto: Vingegaard guida con 52” su Dani Martínez. Il terzo, Georg Steinhauser, accusa già 3’20” dopo una prova generosa in solitaria. Vauquelin, nonostante l’esclusione iniziale nei ventagli, rientra e chiude quarto a 3’39”, segno di gambe vere e carattere. Più indietro David Gaudu e Lenny Martinez, oltre i cinque minuti, mentre Oscar Onley scivola a 8’47”. Carlos Rodriguez perde oltre mezz’ora.
Questa è la differenza tra una tappa “movimentata” e una tappa che spacca la corsa. Qui non si è trattato solo di salita finale: il vento ha imposto scelte tattiche, la pioggia ha aumentato i rischi, le discese hanno chiesto tecnica pura. Le squadre orientate alla classifica hanno dovuto inseguire, rattoppare, reinventarsi in corsa, spesso senza uomini a disposizione perché i gregari saltavano uno dopo l’altro.
La Parigi-Nizza è spesso decisa da dettagli. Questa volta è stata decisa dalla sopravvivenza. Vingegaard non solo ha vinto la tappa: ha evitato i ventagli sbagliati, le traiettorie pericolose, le cadute. E ora si ritrova con un margine pesante, in una settimana che promette ancora maltempo.
Quando il cielo si mette di traverso, la corsa diventa una battaglia di posizione e nervi. A Uchon non ha vinto soltanto il più forte in salita. Ha vinto il più solido nel caos.
Francesco
20
