Il maltempo ha piegato la corsa, ma non Jonas Vingegaard. La quarta tappa della Parigi-Nizza 2026, da Bourges a Uchon, 195 chilometri nervosi e gelidi, ha ribaltato la classifica generale e acceso la corsa con una violenza che solo il vento laterale sa scatenare.
Si parte e dopo pochi chilometri il gruppo compatto si spezza. Ventagli netti, ritmo oltre i 50 all’ora, facce tese. Davanti restano in quaranta: tra loro Juan Ayuso in maglia gialla, Vingegaard, Dani MartÃnez. Chi resta dietro insegue già sul filo. In una corsa di una settimana, un minuto preso così è una ferita aperta.
La pioggia non smette, l’asfalto è viscido, e ai -55 chilometri la tappa esplode. Discesa veloce, curva ampia, e una caduta di massa manda uomini e ambizioni sull’asfalto. Ayuso prova a ripartire, ma è costretto al ritiro. Fuori anche Brandon McNulty. La generale cambia volto in pochi secondi.
Davanti rimangono in cinque: quattro uomini Red Bull-Bora-Hansgrohe – MartÃnez, Tim e Mick van Dijke, Nico Denz – e Vingegaard. Superiorità numerica chiara, tattica semplice: uno forza, l’altro controlla. Ma il danese non va in affanno. Resta coperto, regolare, posizione raccolta sotto la pioggia battente.
Sull’ultima salita verso Uchon, un prima categoria breve ma arcigno, la corsa si decide a un chilometro dall’arrivo. Tim van Dijke alza il ritmo su un tratto regolare che porta ai muri finali al 15%. Vingegaard scatta secco. Non un allungo lungo, ma un cambio di ritmo brutale. MartÃnez prova a reagire, ma resta seduto, non chiude. In salita questi dettagli contano: quando non riesci ad alzarti sui pedali con fluidità , significa che sei al limite.
Il danese insiste, rilancia una seconda volta e prende metri. Si volta una sola volta, capisce che il colombiano non rientra. Sul traguardo il distacco è netto: 42 secondi su MartÃnez. Una differenza pesante, costruita su una gestione perfetta della fatica in una giornata in cui molti hanno corso solo per sopravvivere.
Dietro, i distacchi si dilatano come raramente accade alla Parigi-Nizza. Georg Steinhauser chiude a due minuti, Kévin Vauquelin oltre i tre. Vingegaard veste la maglia gialla con 52 secondi su MartÃnez e più di tre minuti sul resto dei pretendenti. In una settimana che spesso si decide per pochi secondi, qui siamo già su margini da grande giro.
La chiave? Freddezza e lettura della corsa. Nei ventagli era davanti, nella caduta era nelle prime posizioni, sull’ultima salita ha aspettato il momento esatto. Non ha reagito agli scatti, ha imposto il suo. Quando l’asfalto è freddo e le gambe bruciano, serve un colpo secco, non una progressione infinita.
La Parigi-Nizza è solo a metà , e le montagne devono ancora dire l’ultima parola. Ma quando in una tappa così selettiva prendi quasi un minuto al tuo rivale diretto, il segnale è chiaro: per togliere questa maglia a Vingegaard servirà qualcosa di straordinario.
Francesco
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