Il Trofeo Alfredo Binda 2026 finisce al centro di una contraddizione regolamentare che il ciclismo femminile sta vivendo sulla propria pelle, gara dopo gara. La classica di Cittiglio, prova WorldTour storica e indipendente, ha invitato tutte e cinque le squadre Continental italiane alla prossima edizione. Una scelta che cozza frontalmente con le nuove norme UCI, entrate in vigore nel 2026, che sulla carta escludono le Continental dalla partecipazione alle gare Women’s WorldTour, riservandole a WorldTeam e ProTeam, in allineamento con il modello maschile.
La regola nasce con l’obiettivo di rafforzare la piena professionalizzazione del vertice del ciclismo femminile. Numeri più solidi, strutture più forti, maggiore tutela per le atlete. Ma la strada, come spesso accade, non è stata asfaltata a dovere. L’applicazione è discontinua, a tratti arbitraria. E il gruppo – quello vero, compatto – se ne accorge subito.
A inizio stagione il segnale sembrava netto: al Tour Down Under e alla Cadel Evans Great Ocean Road Race nessuna Continental al via, nonostante in passato la presenza di squadre locali fosse una costante. Poi però arriva l’UAE Tour Women e tutto si riapre: tre team Continental vengono regolarmente ammessi. Il messaggio si fa confuso. Non è un caso isolato, ma un precedente pesante.
Il Binda complica ulteriormente il quadro. Non parliamo di una corsa che fatica a riempire la start list: saranno 24 le squadre al via, il massimo consentito. La deroga prevista dal regolamento UCI – quella che permette l’invito alle Continental solo se non si raggiunge la soglia minima di 15 squadre – qui non si applica. Eppure le invitate ci sono, tutte italiane. Segno che esiste una prassi non scritta: l’organizzatore può fare richiesta, l’UCI valuta, concede. Senza criteri chiari, senza uniformità.
Dalla stessa UCI arriva una risposta prudente: gli organizzatori possono sempre avanzare una richiesta, che viene valutata nel rispetto dei regolamenti. Frase elastica, che lascia spazio a interpretazioni diverse. Il risultato è un sistema che impone rigidità su alcuni aspetti – come le nuove regole sulla larghezza dei manubri – e apre falle evidenti su altri, ben più strutturali.
In questo scenario il Trofeo Alfredo Binda rivendica la propria identità. Una corsa nata per le donne, rimasta sempre e solo femminile. Mario Minervino, presidente di Cycling Sport Promotion, parla di un progetto radicato nel territorio, con un forte investimento sui giovani, sulla sicurezza e sulla cultura ciclistica. Un messaggio rafforzato anche da Roberto Pella, presidente della Lega del Ciclismo Professionistico, che conferma copertura televisiva su RAI ed Eurosport e annuncia l’introduzione di una “Safety Sprint”, concetto ancora poco definito ma che punta chiaramente alla protezione delle atlete.
Il percorso 2026 ricalcherà in gran parte quello del 2025, con un circuito finale in meno e un anello iniziale più lungo. Cresce anche l’evento junior, che vedrà al via 16 squadre di 12 nazioni diverse nella tappa di Coppa delle Nazioni.
Il Binda continua a fare la propria corsa. Il problema è che il regolamento, oggi, pedala a ritmo irregolare.
Francesco.
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