Otto giorni di gara, cinque vittorie, una cronosquadre interpretata da manuale e una classifica generale che mancava da quasi due anni. Il debutto di Remco Evenepoel con la maglia Red Bull-Bora-Hansgrohe non è stato un rodaggio, ma una presa di possesso. Mallorca e Comunitat Valenciana hanno raccontato un corridore subito dentro l’ingranaggio, protetto da una squadra che spinge compatta e con un progetto che guarda dritto a luglio.
I numeri, da soli, contano fino a un certo punto. Contano di più come sono arrivati. Evenepoel ha vinto attaccando, rilanciando, gestendo. Non solo in cronometro, terreno naturale per un tre volte campione del mondo, ma anche quando la strada si è impennata e il ritmo è diventato selettivo. Le azioni solitarie non hanno prodotto distacchi monstre, spesso sotto i 25 secondi, ma hanno mostrato un dettaglio chiave: l’esplosività. Quel colpo secco che negli ultimi due anni gli era mancato quando Tadej Pogačar cambiava passo.
Il confronto con lo sloveno resta il centro del discorso. Pogačar arriva da stagioni in cui ha vinto dall’inizio alla fine, aumentando il gap su tutti: 6’17’’ nel Tour 2024, 4’24’’ nel 2025 sul secondo, Jonas Vingegaard. Per colmarlo non basta essere “molto forte”. Serve un salto di livello simile a quello fatto dallo stesso Pogačar quando ha cambiato metodi di allenamento e approccio. L’approdo di Evenepoel in Red Bull va letto così: più risorse, più innovazione, più attenzione al dettaglio. Non promesse, ma segnali concreti.
C’è poi la questione fisica. Evenepoel arriva da due stagioni segnate da cadute pesanti. La continuità gli è mancata proprio mentre Pogačar prendeva il largo. Oggi ha 26 anni, età piena per un uomo da grandi giri, e un inverno finalmente lineare. Questo non garantisce nulla, ma apre uno scenario diverso. La Valenciana vinta davanti a João Almeida, uno dei luogotenenti più affidabili di UAE, pesa anche per questo: prima di arrivare al capitano, bisogna stare davanti ai suoi uomini.
I prossimi passaggi diranno di più. UAE Tour senza periodo in altura e con peso ancora da rifinire, poi Volta a Catalunya dopo il ritiro sul Teide. Lì il livello si alza davvero, con Almeida, Pidcock e un parterre da WorldTour vero. Vincere sempre non è obbligatorio, ma restare costantemente alla testa della corsa sì. È l’unico standard possibile se il riferimento è Pogačar.
Interessante anche il lavoro di squadra. La cronosquadre di Maiorca ha mostrato una Red Bull-Bora-Hansgrohe già organizzata, con ruoli chiari e assetto stabile. Evenepoel non è isolato, e questo al Tour fa la differenza quanto le gambe.
Il giudizio, oggi, è semplice. La scelta di cambiare squadra è stata fin qui ripagata. Non perché Remco abbia già ridotto il divario con Pogačar, ma perché ha rimesso sul tavolo le armi che gli servono per provarci: continuità, aggressività e una struttura che lavora per esaltare ogni rilancio. La strada verso Parigi è lunga, ma questa partenza non è fumo negli occhi. È una base solida.
Francesco.
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