Nairo Quintana attacca come ai tempi migliori, a testa bassa e col rapporto giusto quando la strada s’impenna. Al Tour of Oman, sullo strappo finale della tappa 3 verso Eastern Mountain, il colombiano ci prova sul serio: scatto secco, ritmo in crescendo, pedali che girano agili anche oltre il 10%. Mancano 300 metri al traguardo quando il gruppo dei migliori lo riassorbe. La vittoria sfuma, ma il messaggio no: a 36 anni Quintana è ancora lì, con l’istinto acceso.
È il suo terzo anno al rientro con Movistar e la classifica racconta un corridore dentro la corsa: top 10 in generale alla vigilia dell’ultima tappa, 30 secondi dal leader Mauro Schmid. Davanti, Green Mountain: 6 chilometri duri, al 10% medio, terreno che non perdona ma che parla la lingua di Nairo. In squadra, Diego Pescador è quinto a 17 secondi dalla maglia di leader. Il piano è chiaro: stare alla testa della corsa, proteggere il giovane e giocarsi le carte fino in fondo.
Le sensazioni contano. Quintana le sente buone, e lo ha detto senza giri di parole. L’obiettivo immediato è aiutare Pescador nella generale, ma lo sguardo va già più in là, al 2026 che verrà. La Vuelta a España resta nel cuore: tappe estive, salite secche, corridori che esplodono. Se sarà Giro, va bene lo stesso. L’ambizione non cambia: tornare su un podio, vincere. L’ultima foto sul podio risale al Giro 2024, seconda piazza nella tappa 15. Quattro anni senza vittorie pesano, ma non spezzano.
Dal punto di vista tecnico, colpisce come Quintana gestisca lo sforzo: non forza il fuorigiri, sceglie sviluppo metrico e cadenza da scalatore puro. Non è più l’esplosività dei vent’anni, è economia di gesto. Ogni watt viene indirizzato in avanti, senza sprechi. In salita questo significa resistere ai rilanci, aspettare il momento, poi colpire. A Oman lo ha fatto, pagando solo negli ultimi metri.
Movistar guarda avanti e Quintana lo sa. Parla dei giovani – Iván Romeo, Carlos Canal, lo stesso Pescador – come di un gruppo che cresce. Il suo ruolo si allarga: uomo squadra, riferimento in corsa, esempio in allenamento. L’esperienza accumulata in quindici stagioni pesa quanto una gamba buona quando la strada sale.
Sul futuro personale non mette date. La consapevolezza del tempo che passa c’è, così come la voglia di evitare infortuni e godersi le sensazioni buone. “L’istinto è lì”, ha detto. E in gruppo l’istinto si vede: quando la pendenza sale e la corsa si spezza, Nairo è ancora capace di annusare il momento giusto per uscire dalla scia e provarci.
Non basta sempre per vincere. Basta per rispettare la corsa. Francesco.
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