Zoe Bäckstedt arriva a Jebel Hafeet senza nulla da difendere se non sé stessa. La maglia bianca Under 23 pesa sulle spalle, il caldo toglie il respiro e davanti ci sono dieci chilometri di salita vera, quella che non perdona né categoria né curriculum. Alla fine la classifica giovani sfuma, ma la sensazione resta: la britannica di Canyon//SRAM zondacrypto esce dall’UAE Tour Women più forte di come ci era entrata.
Bäckstedt aveva costruito il primato tra le Under 23 nelle prime tappe, portando a casa un terzo posto nella giornata inaugurale a Madinat Zayed e difendendosi bene anche nella seconda frazione. Poi arriva il giudice finale, Jebel Hafeet, 10 km di asfalto che sale costante, sotto i 30 gradi, dopo 156 km senza grandi scossoni ma con il gruppo sempre tirato. Qui cede la maglia a Eleonora Ciabocco, più scalatrice per caratteristiche. È il risultato secco, ma non racconta tutta la giornata.
Quando la strada si impenna davvero, Bäckstedt resta agganciata al gruppo delle migliori più a lungo di molte atlete costruite per la salita. Tiene il suo ritmo, non va fuori giri, gestisce lo sforzo con intelligenza. Resiste anche quando il ritmo sale e alcune scalatrici pure iniziano a sfilarsi. Per una ragazza cresciuta su pista, cronometro e volate, è un segnale pesante.
Lo dice lei stessa, senza filtri. Voleva capire fin dove poteva arrivare, voleva vedere se il corpo reggeva quel dolore. E regge. Arriva al traguardo svuotata, con la nausea e le gambe in fiamme, ma con la consapevolezza di aver spinto oltre il limite abituale. Non è il suo terreno, non è il suo mestiere, eppure non affonda.
La tappa scorre via senza grandi scatti prima della salita finale. Qualche tentativo dalla distanza, subito neutralizzato. Poco vento, nessuna selezione prima del piede del Jebel. Il gruppo compatto arriva all’imbocco e lì si fa sul serio. Canyon//SRAM lavora per Kasia Niewiadoma, carta naturale per la generale. La polacca prova anche ad attaccare Elisa Longo Borghini, più di una volta, ma manca quello scatto decisivo. Chiude quinta di tappa e di classifica generale, mentre Longo Borghini controlla e vince tappa e UAE Tour con autorità.
Per Canyon//SRAM, però, il bilancio resta positivo. Classifica a squadre portata a casa, Niewiadoma, Bäckstedt e Neve Bradbury tutte nelle prime trenta della generale. E soprattutto una certezza in più: Zoe Bäckstedt non è più solo una specialista potente. Ha dimostrato di saper soffrire in salita, di tenere un ritmo lungo, di non saltare quando la strada sale davvero.
Jebel Hafeet non regala maglie di consolazione. Ti dice solo chi sei quel giorno. Bäckstedt perde la bianca, ma guadagna credibilità. E nel ciclismo vero, quello che dura una carriera, vale molto di più.
Francesco.
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