Campagnolo alza finalmente lo sguardo e rimette ordine dopo mesi di voci, mezze frasi e titoli urlati. La casa di Vicenza ha diffuso un comunicato ufficiale per chiarire una volta per tutte una questione pesante come un rapporto troppo duro in salita: non ci sono stati licenziamenti di massa. Punto. Nessun taglio del 40% della forza lavoro, nessuna serrata tra Italia e Romania. Quelle notizie, dice l’azienda, erano parziali o semplicemente sbagliate.
Gli ultimi anni non sono stati una passerella per Campagnolo. L’uscita dal WorldTour, le critiche contrastanti al Super Record WR e una strategia orientata al “lusso sportivo” hanno creato distanza tra il marchio e il gruppo compatto degli appassionati. Quando a fine 2025 sono esplose le indiscrezioni su presunti esuberi, il colpo è sembrato definitivo. In realtà, dietro le quinte si stava trattando, discutendo e votando.
Il punto chiave è un accordo raggiunto con i sindacati dopo un referendum interno: il 77% dei dipendenti ha approvato il piano. Nessuno perde il posto, soprattutto a Vicenza, cuore storico dell’azienda. In cambio, alcuni lavoratori ridurranno temporaneamente i carichi settimanali. Non è una volata a pieni watt, ma un rilancio controllato, fatto per restare agganciati alla ruota giusta.
La genesi del caos mediatico è chiara: un primo confronto con le parti sociali, qualche ipotesi finita sui giornali locali, l’eco amplificata. Campagnolo ammette che il momento è stato duro, ma guarda al 2026 con l’obiettivo della stabilità. Il piano industriale è stato approvato dal consiglio di amministrazione e dalle banche, con un ulteriore investimento diretto della famiglia Campagnolo, che continua a tenere il manubrio del marchio.
Sul fronte interno, la parola d’ordine è riorganizzazione. Meno livelli decisionali, processi più rapidi, spazio ai giovani già presenti in azienda. Qui non si parla di slogan, ma di mettere gamba nuova in un motore che negli ultimi anni ha girato fuori ritmo. Far convivere esperienza e nuove competenze diventa indispensabile se vuoi tornare competitivo, oggi più che mai.
Il prodotto resta il fulcro. Il recente Super Record a 13 velocità ha ricevuto riscontri positivi e sembra aver cambiato l’inerzia. Tredici pignoni significano sviluppo metrico più continuo, meno salti di cadenza, più controllo quando passi dal fuorigiri al rilancio secco. Campagnolo ha confermato che questa piattaforma tecnologica scenderà presto su gruppi di fascia più accessibile, già dai prossimi mesi. Un passaggio cruciale: più bici complete montate di serie, più ciclisti di nuovo su leve Ergopower.
Si muove anche il fronte gravel, con gruppi dedicati già lanciati, segno che la casa non vuole restare ancorata a un solo concetto di ciclismo. E sullo sfondo resta l’ambizione di rientrare nel ciclismo che conta, quello delle corse. I contatti con i team esistono, anche se per ora senza annunci.
Campagnolo parla chiaro: prodotto, squadre professionistiche, identità del marchio. Tre pilastri, nessuna retorica. Ora però serve spingere davvero. Dalla testa alla catena, ogni componente deve tornare a lavorare in sintonia. La strada è ancora lunga, ma almeno il marchio è di nuovo in equilibrio sui pedali.
Francesco
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