La Volta a la Comunitat Valenciana apre la stagione europea con i riflettori puntati su Remco Evenepoel, ma tra le pieghe del gruppo compatto c’è un altro belga che merita attenzione: Cian Uijtdebroeks. Ventidue anni, talento da corse a tappe, debutta con la maglia Movistar dopo anni turbolenti tra Bora-Hansgrohe e Visma-Lease a Bike. Non arriva per fare rumore subito. Arriva per costruire.
Valencia, cinque giorni nervosi e “punchy”, è terreno di verifica più che di sentenza. Uijtdebroeks lo dice senza giri di parole: non è un obiettivo stagionale. Qui si saggia la gamba, si registra il motore, si mette a punto la squadra. Il peso scenderà ancora – tre chili dichiarati – ma non ora. Il mirino è già spostato su Paris-Nice e soprattutto sui Paesi Baschi, primo vero banco di prova per lui e per Movistar. Il Tour, quello sì, è l’orizzonte: debutto e ambizione da top ten. Dichiarazione pesante, da scalatore che sa cosa chiede una generale.
Il passaggio a Movistar segna anche un cambio di metodo. Dopo un periodo vissuto con l’approccio iper-preciso di Visma, Uijtdebroeks cerca un ambiente diverso, più elastico. Non meno professionale, ma meno ingessato. Il racconto è concreto: tabelle alimentari sì, bilance sul tavolo anche, ma libertà di gestione. Un clima che permette di respirare e di prendersi responsabilità. Per un corridore in crescita, conta quanto i watt.
C’è poi il capitolo cronometro, cruciale per chi punta alle classifiche. Uijtdebroeks ammette di arrivare da un periodo povero di lavoro specifico: non saliva su una bici da crono dalla Tirreno-Adriatico dell’anno scorso. A Valencia, invece, si riparte da zero con nuova posizione e manubri su misura. Non è dettaglio da poco. In una prova contro il tempo, l’assetto fa la differenza tra tenere alta la velocità di crociera o andare fuorigiri dopo pochi chilometri. Il belga misura i progressi anche nel confronto con Evenepoel, riferimento assoluto della specialità: il distacco, dice, non dovrebbe più essere abissale. Da minuti a una manciata di secondi. Se sarà così, il salto è reale.
Il senso di questa partecipazione sta tutto qui: testare, non forzare. Forgiare l’intesa con i compagni, verificare il lavoro in ammiraglia, capire come reagisce il corpo a ritmi gara dopo i cambiamenti. Uijtdebroeks arriva a Movistar dopo aver visto “entrambi gli estremi” del WorldTour. Ora cerca continuità e spazio. Sa che gli intoppi arriveranno, come arrivano per tutti. Ma la posizione in squadra è diversa, il progetto più chiaro.
Valencia non darà risposte definitive. Darà indicazioni. Per uno che ragiona già in prospettiva luglio, è esattamente quello che serve. Francesco.
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