Alla partenza della Volta a la Comunitat Valenciana 2026 gli occhi sono tutti puntati su Remco Evenepoel, ma la strada racconta anche un’altra storia belga, più silenziosa e altrettanto interessante. È quella di Cian Uijtdebroeks, 22 anni, che debutta ufficialmente con la maglia Movistar dopo un percorso tortuoso fatto di cambi di squadra e scelte difficili.
Uijtdebroeks arriva in Spagna senza assilli di risultato immediato. Valencia è una corsa nervosa, piena di strappi e giornate “punchy”, poco adatte a chi sta costruendo la condizione. Lui lo dice chiaramente: non è un obiettivo, ma un passaggio. Nel motore c’è ancora margine, soprattutto sul peso. Tre chili da limare significano tanta roba quando la strada sale: meno inerzia da portarsi dietro, più rapporto agile da far girare quando il gruppo si sgrana in salita. Il vero mirino è più avanti, verso Parigi-Nizza e soprattutto il Giro dei Paesi Baschi, primo grande bersaglio stagionale anche per la squadra.
Il tema centrale, però, non è solo la gamba. È l’ambiente. Dopo Bora-Hansgrohe prima e Visma-Lease a Bike poi, Uijtdebroeks racconta di aver cercato equilibrio. A Visma, squadra iper-razionale, “la più precisa al mondo” secondo le sue parole, il controllo era totale. Metodologie raffinatissime, numeri ovunque, ma poco spazio personale. Persino il lavoro a cronometro ne ha risentito: pochi chilometri veri su bici da crono, nonostante sia proprio lì che oggi si costruisce una classifica importante in un grande giro.
Movistar, al contrario, gli offre un assetto più fluido. La struttura c’è, la professionalità pure, ma con margini di autonomia. Anche nella gestione del peso, ormai dossier delicato nel WorldTour: le bilance a tavola ci sono, ma non sono una prigione. Sta al corridore scegliere. Un dettaglio che pesa sulla testa quanto sulle gambe.
A Valencia Uijtdebroeks guarda con attenzione soprattutto alla cronometro individuale. Non saliva su una bici da crono dai tempi della Tirreno-Adriatico 2025. Ora ha una nuova posizione, manubri su misura e sensazioni migliori. Il confronto con Evenepoel è inevitabile. Remco oggi è il riferimento mondiale contro il tempo, spinge rapporti lunghi con una stabilità impressionante. Cian non si illude, ma parla di un divario ridotto: da minuti a circa un minuto. In una corsa a tappe di una settimana può fare la differenza, al Tour ancora di più.
E infatti lo sguardo va già a luglio. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: top ten alla sua prima partecipazione al Tour de France. Non parole buttate lì. A Valencia molti dei rivali saranno gli stessi che si ritroverà sulle strade francesi. Serve per testare l’intesa, soprattutto nelle giornate a cronometro, dove la squadra deve funzionare come un meccanismo ben oliato, dall’ammiraglia all’ultimo dettaglio di assetto.
Uijtdebroeks non rinnega il passato, ma rivendica una scelta di maturità. Ha visto due estremi e ora cerca il suo centro. La Valencia non darà risposte definitive, ma dirà se la pedalata è di nuovo libera, se la testa gira allo stesso ritmo delle gambe. Il Tour passa anche da qui, da una corsa invernale affrontata senza fretta, ma con le idee chiarissime.
Francesco.
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