Il deserto è piatto, traditore, senza appigli. E come ogni anno l’UAE Tour Women si decide lì: tra sprint teleguidati e un’unica salita che pesa come una sentenza. Le prime tre tappe parlano chiaro: gruppo compatto, treni lanciati a tutta, occhi fissi sulle ruote davanti. Poi arriva Jebel Hafeet. Dieci chilometri secchi, 6,9% di media, niente strappi cattivi ma zero respiro. Qui non contano le parole, contano i watt.
Nel 2025 il copione era stato chirurgico. Lorena Wiebes aveva fatto pulizia nelle volate, Elisa Longo Borghini aveva messo tutti in fila in salita. Ora tornano entrambe, e la domanda è semplice: si replica o qualcuno rompe lo schema?
Partiamo dagli sprint, perché fino ai piedi della montagna il race film dice quello. Wiebes è il riferimento assoluto. Quando parte, lo sviluppo metrico cresce senza che la frequenza cali, e in volata lunga non perde mai velocità. SD Worx-Protime lavorerà solo per questo: tenerla sempre davanti, farla stare in scia giusta e lanciarla negli ultimi 200 metri. Se non vince almeno due tappe, è una sorpresa. Dietro di lei si gioca il resto del podio: Charlotte Kool, Lara Gillespie, Chiara Consonni, Maggie Coles-Lyster. Nomi diversi, tutte capaci di reggere l’impatto di un finale nervoso, ma realisticamente a contendersi il secondo posto di giornata.
Finché il vento lo permette. Perché qui le frazioni piatte non sono mai banali. Un cambio di direzione, una raffica laterale, e il gruppo si spezza in un attimo. Restare attardati di dieci secondi in un ventaglio significa buttare via la classifica generale prima ancora di attaccare il numero.
Ed è qui che entrano in gioco le donne da classifica. Elisa Longo Borghini corre in casa, con UAE Team ADQ che su questa corsa non scherza mai. Jebel Hafeet la conosce a memoria: ritmo alto, posizione in sella stabile, rilanci secchi quando le altre iniziano a ballare. Non è una scalata esplosiva, è una salita da potenza continua. Il suo terreno.
Ma il campo partenti è uno dei più profondi degli ultimi anni. Marlen Reusser arriva con chilometri nelle gambe e una squadra solida. Kasia Niewiadoma-Phinney debutta qui: non è una che vince a inizio stagione, ma se il passo cala lei resta sempre lì. Occhio anche ad Anna van der Breggen, che con SD Worx-Protime non farà la turista: se la gamba gira, su Hafeet può dire la sua. Niamh Fisher-Black per Lidl-Trek e Juliette Labous per FDJ United-SUEZ sono altre pedine da prime cinque.
Tutto però passa da una condizione: arrivare all’ultima tappa ancora in partita. Evitare cadute, stare davanti nei tratti esposti, non farsi sorprendere quando il gruppo si allunga. Qui non servono attacchi da lontano. Serve sangue freddo, posizione e la capacità di spingere forte quando la pendenza resta costante e il contachilometri sembra fermo.
L’UAE Tour Women è questo: pochi giorni, margine zero, un finale che non perdona. E quando la strada sale verso Jebel Hafeet, non ci sono più scuse. Francesco
20
